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Uncensored: il festival sex-positive sul porno tra arte e attivismo

A Londra si è da poco conclusa la prima edizione di Uncensored, festival multidisciplinare sull’intersezione tra pornografia, arte e attivismo, che ha coinvolto tre location differenti e 35 artisti dall’Inghilterra e dal resto di Europa. 

L’obiettivo di questo articolo è dare una panoramica di quello che è successo durante questa tre giorni di eventi, proiezioni, performance, mostre, workshop, party e tavole rotonde sul presente e futuro del porno in una nazione (l’Inghilterra) e un momento storico e culturale in cui la censura operata dalla legge, da una parte, e dalle piattaforme web, dall’altra, sembra minacciare la libertà di espressione nella produzione di contenuti visivi che si propongono di rappresentare, interpretare e stimolare le sfumature del desiderio e dell’eccitazione umana. 

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Esposizione di opere a tecnica mista  Egodystonic & Egosyntonic di Ruben Esposito eSimone Lezzi

Grazie alla visione, alla passione e all’energia di Lidia Ravviso – infaticabile direttrice artistica del festival – Uncensored ha trasformato il polo artistico-creativo dell’est di Londra Hackney Wick in uno spazio incensurato in cui approcci e stili molto diversi della pornografia indipendente/alternativa hanno potuto esprimersi, confrontarsi e dialogare, provando a rispondere ad alcuni interrogativi:

Cos’è il porno? Esiste un confine tra porno e arte? Qual è il ruolo del porno nella società? Esistono delle pratiche sessuali accettabili e non accettabili? Il porno ha un ruolo nell’educazione sessuale? Esiste un porno buono/giusto e un porno cattivo/sbagliato?

Sentiamo spesso parlare di pornificazione della cultura, di un porno dilagante che riesce a raggiungere ogni angolo della rete e deturpare le menti di ragazzini ignari diventando un’iniziazione al sesso – spesso violento – e sostituendo ogni altra forma di educazione sessuale.

UNCENSORED-porn-film-festival-proiezione-dirty-diariesProiezione di Dirty Diaries, collezione di 12 corti pornografici, che ha fatto la storia del porno femminista

La realtà è che il materiale esplicito gratuito che si trova in rete, che si definisce mainstream, di massa, è solo un tipo di porno. E un tipo piuttosto stereotipato ed esclusivo, che rappresenta solo alcuni tipi di corpi, di sessualità, di fantasie, di pratiche. È un porno che ha perso ogni traccia di narrazione e che sbatte sullo schermo genitali e pratiche sessuali fuori contesto.

Fuori dai vari tube, esiste una produzione indipendente e alternativa che sperimenta con i linguaggi, le immagini, i messaggi.

Ad Uncensored abbiamo visto del porno che ci è piaciuto, del porno che non ci è piaciuto, del porno che non conoscevamo. Del porno che si propone non solo di produrre uno stato di eccitazione ma anche di veicolare un messaggio politico o sociale o culturale o artistico.

Il festival si è aperto con una retrospettiva del cinema di Ole Ege, pioniere della pornografia danese che ha contribuito alla legalizzazione della pornografia in Europa (iniziata proprio in Danimarca, nel 1969), e la proiezione di Pornografi – en musical (1971) – una sequenza di corti 8mm a ritmo di musica classica e jazz – presentato da Erotic Film Society, organizzazione inglese che celebra il lavoro di registi e performer che hanno contribuito all’espressione del sesso e della sessualità attraverso la cinematografia erotica di qualità.

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Poi i gemiti e i suoni ambientali hanno preso il posto della musica e si è passati a un porno completamente diverso, contemporaneo: quello femminista e etico di Erika Lust, che ha presentato Female Pleasure Circle omaggio alla sessualità femminile ispirato da una fantasia anonima sottoposta alla regista dove l’autrice prende parte a una sessione di masturbazione guidata di gruppo. Il film è un mediometraggio suddiviso in due parti – una con taglio più documentaristico, l’altra performativo – che Erika Lust ha rilasciato gratuitamente a maggio 2019 in occasione del Mese della Masturbazione (per visualizzarlo basta lasciare l’e-mail e aspettare di ricevere il link).

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Uncensored ha ospitato una maratona di cortometraggi selezionati da una giuria internazionale, che si è aperta con l’anteprima di Fisting Club Ep. 01, film di Shu Lea Cheang. LINK per l’elenco degli altri 10 film selezionati.

Nelle tre giornate di festival si sono susseguiti: il porno fetish della dominatrix, artista, produttrice e attivista Itziar Bilbao Urrutia, nota per aver vinto una battaglia legale che ha minacciato di censurare la sua piattaforma web The Urban Chick Supremacy Cell che pubblica contenuti focalizzati su BDSM e dominazione erotica femminile; il porno scanzonato di Misha Mayfair, performer ed ex cam girl che si è appropriata di un genere tipicamente maschile – il gonzo porn (che generalmente non segue un copione ed è girato dal punto di vista dell’attore, interno all’azione) – ribaltandone la prospettiva.

Ma il picco del nostro apprezzamento l’abbiamo dedicato al magical realism porn di Vex Ashley, performer e produttrice indipendente che nel 2013 ha fondato il progetto Four Chambers che esplora il potenziale estetico e concettuale della pornografia e della sessualità producendo cortometraggi in cui luci, movimenti, musica, respiri e suoni ambientali si fondono in una perfetta sincronia che risulta in un’opera d’arte cinematografica di estrema qualità.

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Vex Ashley presenta il progetto di ‘magical realism porn’ Four Chambers

I film di Vex Ashley sono dei video musicali che raccontano storie di corpi, identità, gestualità, pratiche di grande diversità, amalgamati sotto un’estetica artistica unitaria. Indipendentemente dal grado di apprezzamento ed eccitazione che si riesce a provare per i performer o per la sessualità rappresentata, ogni video diretto da Vex Ashley è complessivamente bello da guardare e in grado di creare un coinvolgimento crescente e viscerale. E poi (scrosci di applausi per questo) ogni video si chiude con qualche secondo di dietro le quinte che mostra gli attori e la crew sul set: pochi secondi di risate, di costruzione della scena, di scherzi, di organizzazione del set, che riportano tutto a una dimensione reale, umana, naturale, sostituendo la tensione sessuale con una genuina dolcezza; pochi secondi che (cosa più importante di tutte) mostrano il contesto all’interno del quale nasce un contenuto pornografico, dove il consenso e la sicurezza di tutte le persone coinvolte sono alla base di tutto il processo di produzione.

Qui sotto inserisco un estratto di Red shift, uno dei corti di Four Chambers che sono stati proiettati durante il festival, ma il video che vi invito e incoraggio a guardare è questo: Behind the scenes and in between, 4 minuti di vita sul set [spoiler: il video contiene nudità e una dose travolgente di umanità].


red shift // tease from Four Chambers on Vimeo.

Four Chambers era stato lanciato originariamente su Patreon – piattaforma di crowdfunding nata per finanziare i progetti di artisti e creativi dipendenti – diventando uno dei primi canali a utilizzare il sito per la creazione di contenuti sessuali espliciti e a contribuire alla creazione di una community per sex worker e pornografi. Ma dopo quattro anni, la piattaforma ha modificato la policy prendendo le distanze da ogni contenuto pornografico e costringendo Vex Ashley a rimuovere il suo lavoro.

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Con Vex Ashley

Prima di Patreon, Vex Ashley aveva formato la sua identità di ‘alt porn model’ su Tumblr, trovando una comunità di persone che esprimevano la propria sessualità fuori dagli stereotipi dettati dal mainstream porn. Comunità che è stata spazzata via quando, nello stesso anno di Patreon, anche Tumblr ha dichiarato guerra ai contenuti per adulti.

 

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Non tutti i contenuti espliciti sono realizzati al fine di eccitare. Ad Uncensored è stato presentato il progetto di educazione sessuale Sex School, piattaforma online di contenuti e video espliciti lanciata a Berlino e attualmente rivolta a un pubblico dai 25 ai 45 anni di età. I video sono realizzati a scopo educativo combinando le conoscenze in materia sessuale di terapisti, coach certificati, sex worker e performer, e dovrebbero essere pubblicati entro giugno di quest’anno (burocrazia e censura permettendo).

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Con Lina Bembe e Bishop Black, due dei fondatori del progetto di educazione sessuale Sex School

Nel corso dei vari talk si è discusso molto del contesto legislativo e culturale nel quale si inserisce la produzione pornografica in Inghilterra, nazione con una lunga storia di censura e difesa di una tanto agognata moralità. La pornografia qui è stata legalizzata solo nel 2000, e poco più tardi, nel 2014, un ban del governo ha proibito la rappresentazione di alcune pratiche sessuali (tra cui spanking, urofilia, facesitting, fisting, eiaculazione femminile) indipendentemente dal contesto nel quale venivano svolte. Solo a febbraio 2019 il focus è stato finalmente spostato sul consenso ed è stato legalizzato anche il materiale pornografico ritenuto estremo purché prodotto con il consenso delle parti coinvolte, facendo di fatto decadere i ban del 2014. Tuttavia, una nuova misura minaccia il futuro della produzione pornografica. A luglio 2019 verrà infatti introdotta la verifica obbligatoria dell’età degli utenti (tramite carta di credito, patente, passaporto) su tutte le piattaforme di materiale esplicito accessibili dal territorio nazionale, che di fatto schederà le curiosità e fantasie sessuali dei propri cittadini mettendo a rischio il futuro di produttori, registi e performer che in questo ambito ci lavorano.

Ai talk del festival ha partecipato anche Myles Jackman, avvocato inglese noto come ‘obscenity lawyer’, che ha dedicato la sua carriera al riconoscimento dei diritti delle comunità LGBT, BDSM e dei lavoratori dell’industria del sesso, e alla difesa della privacy e della libertà di espressione.

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Myles Jackman, Itziar Bilbao Urrutia e Misha Mayfair

Uncensored ha anche ospitato performance che attraverso il linguaggio della danza, del teatro, del cabaret mettono in discussione il corpo, il genere, la sessualità.

Le artiste più eclettiche, esuberanti e inclassificabili del festival sono state sicuramente Mouse – che ha presentato 50 Shades of Trash, performance imprevedibile, provocatoria, ironica, hardcore disturbante e estremamente trash – e Marnie Scarlet, “the scarlet diva of fetish cabaret” che usa il proprio corpo e un’estetica fetish pop di latex multicolore per confondere i confini del genere e della sessualità.

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Mouse durante la performance 50 Shades of Trash

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Untitled nudes – performance/sessione di disegno dal vero con modelli trans/non binari

Molte delle performance sono andate in scena durante il party di sabato notte ‘Cum as you are’: uno spazio sex-positive e sicuro in cui chiunque era libero di esprimersi e celebrarsi, che ha ricreato l’atmosfera dei veri e propri fetish club come il Torture Garden.

 

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Tra i workshop partecipativi che hanno permesso al pubblico di diventare parte attiva e mettersi in gioco mente e corpo – ad esempio per immaginare e progettare il proprio film erotico/pornografico o avvicinarsi alle pratiche BDSM e far emergere il lato dominante di sé – c’è stato anche Ejaculation for C*nts (Eiaculazione per Fiche) tenuto da Valentine aka Fluida Wolftrash-drag-bitch per autodefinizione, considerata una delle massime esperte di squirting in Italia – che non intende “creare un esercito di soldatesse squirtanti” quanto far acquisire la consapevolezza di una parte del corpo e del piacere cosiddetto femminile, che è stata omessa dalla cultura occidentale, abbattendo miti e tabù.

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Il team di Uncensored: Olivia Carr-Archer (Executive Producer), Natalia Damigou-Papoti (Press & communication) e Lidia Ravviso (Artistic Director)

Un grande merito va riconosciuto a Lidia Ravviso e a tutto il team che ha lavorato alla creazione del festival per aver creato uno spazio veramente sex-positive, libero e inclusivo che, a partire dall’organizzazione degli spazi alla selezione di artisti, performer e speaker, ha promosso valori fondamentali come il consenso e il rispetto e una sessualità libera da ogni forma di condizionamento, confine, barriera.

 


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