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Uncensored: a Londra il film festival di porno indipendente e c’è anche l’obscenity lawyer

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A Londra si è appena conclusa la prima edizione di Uncensored una tre giorni di eventi, proiezioni, performance, mostre, laboratori e tavole rotonde sul presente e futuro del porno in una nazione (l’Inghilterra) e un momento storico e culturale in cui la censura operata sia dalla che dalle piattaforme web sembra minacciare la libertà di espressione nella produzione di contenuti visivi che si propongono di rappresentare, interpretare e stimolare le sfumature del desiderio e dell’eccitazione umana.


Bishop Black, sex worker, porn performer e performance artist che si è esibito durante il festival

Dietro le quinte del festival c’era anche un pezzo di Italia. Uncensored è stato infatti plasmato e guidato dalla direzione artistica di Lidia Ravviso, regista italiana che ha fatto parte del collettivo Le Ragazze del Porno e che da due anni dirige cortometraggi per Erika Lust, nome di rilevanza internazionale nel panorama di quella che si definisce pornografia etica o femminista.

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Female Pleasure Circle, film diretto e prodotto da Erika Lust come omaggio alla sessualità femminile, trasmesso durante il festival.

Tra i workshop partecipativi che hanno permesso al pubblico di diventare parte attiva e mettersi in gioco mente e corpo – ad esempio per immaginare e progettare il proprio film erotico/pornografico o avvicinarsi alle pratiche BDSM e far emergere il lato dominante di sé – c’è stato anche l’ormai collaudato Ejaculation for C*nts tenuto da Valentine aka Fluida Wolftrash-drag-bitch per autodefinizione, considerata una delle massime esperte di squirting in Italia – che non intende “creare un esercito di soldatesse squirtanti” quanto far acquisire la consapevolezza di una parte del corpo e del piacere cosiddetto femminile, che è stata omessa dalla cultura occidentale, abbattendo miti e tabù.


Valentine aka Fluida Wolf

Uncensored ha coinvolto 35 artisti arrivati dall’Inghilterra e altre parti d’Europa e ha trasformato Hackney Wick – polo artistico-creativo ad est di Londra – in uno spazio incensurato di libera espressione, confronto e dialogo tra i diversi approcci al porno della produzione pornografica indipendente/alternativa.

Sì, perché da una parte c’è il porno di massa, mainstream, quello arcinoto dei vari tube – fatto di erezioni monumentali, penetrazioni impetuose, seni prorompenti, natiche sobbalzanti – accessibile in modo libero, gratuito e incontrollato in ogni angolo dell’internet, e dall’altra c’è il porno indipendente, che vuole proporre dei mondi alternativi, meno stereotipati e più inclusivi, in cui tutte le fantasie sessuali, tutte le tipologie di corpo, tutte le identità e gli orientamenti sessuali, tutte le manifestazioni della sessualità umana trovino uno spazio di espressione e riconoscimento.

Sugli schermi di Uncensored si sono alternati tipi di porno diversi, compreso quello ritenuto più estremo, hardcore e ‘deviante’.

Tra tutti è degno di nota il magical realism porn di Vex Ashley, in cui luci, movimenti, musica, respiri e suoni ambientali si fondono in una perfetta sincronia che risulta in un prodotto di elevata qualità cinematografica che ricorda i video musicali.


Four Chambers, progetto di Magical realism porn di Vex Ashley

Ai talk del festival ha partecipato anche Myles Jackman, avvocato inglese diventato famoso come ‘obscenity lawyer’, che ha dedicato la sua carriera al riconoscimento dei diritti delle comunità LGBT, BDSM e dei lavoratori dell’industria del sesso, e alla difesa della privacy e della libertà di espressione.

Uncensored è stato un festival particolarmente rilevante per una nazione che ha una lunga storia di censura (la pornografia in Inghilterra è stata legalizzata solo nel 2000) e che si prepara a introdurre la verifica obbligatoria dell’età (tramite carta di credito, patente, passaporto) – prevista per luglio di quest’anno- su tutte piattaforme di materiale esplicito accessibili dal territorio nazionale, schedando di fatto le curiosità e fantasie sessuali dei propri cittadini e mettendo a rischio il futuro di produttori, registi e performer che in questo ambito ci lavorano.


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