READING

Un feticismo. Un racconto erotico. Booom.

Un feticismo. Un racconto erotico. Booom.

Anita-Dada-feticismo-palloncini

È con estremo piacere e un pizzico di eccitazione che vi accogliamo in una nuova stanza del blog.

Le vibes sono sempre quelle positive di casa Le Sex en Rose, dove la sessualità è un territorio squisitamente umano da esplorare con consapevolezza e creatività, ma tutto ciò che arreda questa stanza porta la firma di Anita Dadà.

Anita Dadà

 

Anita Dadà è un’artista romana che fa incursioni davanti e dietro la lente fotografica per immortalare l’erotismo quotidiano in scatti che esplorano il corpo, la sensualità e il fetish lasciandosi contaminare da ironia e spontaneità. Quando non scatta fotografie, produce video fetish. Al momento, le sue energie creative sono canalizzate nella scrittura del romanzo erotico d’esordio, di prossima pubblicazione.

Per Le Sex en Rose è autrice di brevi racconti erotici che prendono forma intorno a feticismi gioiosi e trallallà.

Ogni nuovo racconto erotico sarà accompagnato da una scheda tecnica che introduce il feticismo, lo contestualizza e ne illustra le pratiche. E uscirà rigorosamente di domenica, per essere sicuri di essere l’ultimo pensiero hot del weekend e il primo della nuova settimana. Quale domenica, di quale settimana, di quale mese, ve lo diremo di volta in volta: il piacere (anche quello di scrivere) non si può calendarizzare.

 

Balloon Fetish

balloon fetish
balloon fetish

 

 

Booom

Piove senza sosta da quattro settimane. Non ricordo più il colore del cielo. La terra è un tappeto di foglie e la pioggia non lava via l’odore del piscio dei gatti dai marciapiedi. Alle otto e un quarto del mattino, Garbatella è nel pieno della sua frenesia, ma io me ne tengo lontana perché ho il rap nelle orecchie e perché stringo in mano un ombrello così grande da coprirmi la visuale di tutto quanto. Sento solo gli odori. E l’umidità. Vedo solo i miei piedi chiusi in un paio di stivali che si affrettano a raggiungere la fermata dell’autobus: cazzo, sono in ritardo anche stamattina!

Via Ostiense, fermata strapiena. Da quanto cazzo non passa l’autobus? Fumo una sigaretta, arriva, lo prendo. Ci incastriamo come un tetris, l’agonia dei pendolari. Una testa di cazzo mi spinge per trovare lo spazio che non c’è, la mia faccia è a un millimetro dalla giacca antipioggia ancora fradicia di una ragazza.

Sto per incazzarmi, ma l’odore di quella plastica, di quel PVC, mi regala un fremito. La riannuso, e spero che non se ne accorga nessuno. Chiudo gli occhi e me ne frego del malessere degli altri passeggeri: spingetemi pure, spingetemi pure contro questa giacca di plastica che ha lo stesso odore dei palloncini che abbiamo fatto esplodere con Simone l’altra notte. Scopiamo da un mese, da quando ha inziato a piovere.

-“Non voglio farti paura, ma vorrei che gonfiassimo questi palloncini e li usassimo per giocare mentre scopiamo”.

-“Non mi fai paura”, gli avevo risposto, anche se non avevo idea di cosa fare, dire, su come muovermi, ma un po’ di vino e un po’ di erba mi avevano aiutata a lasciarmi andare. Non avevo mai cavalcato un palloncino. Simone aiutava il mio bacino a dondolare, mentre la mia figa strusciava su quel gonfiabile nerissimo lasciando i miei liquidi su quella plastica traslucida. Non capivo il perché, ma mi piaceva farlo. Lui continuava a chiedermi di non fermarmi mentre, in piedi davanti a me, spingeva il cazzo nella mia gola,

-“Girati, voglio scoparti”.

A quattro zampe, fra le mani stringevo un palloncino, al posto del cuscino. Qualcuno lo leccavo, qualcun altro finiva schiacciato dal peso del mio corpo. Io godevo: in quella stanza impregnata di odore di figa, erba e plastica.

-“Fai attenzione a non scoppiare nessun palloncino ancora!”,  disse.

-“Perché? Svegliamo il tuo coinquilino?, risposi.

Aveva sorriso senza dire nulla.

Io ero venuta già tre volte.

-“Adesso scoppialo, vai, con forza!”

Non capivo, ma la cosa mi faceva ridere di piacere perché leggevo sulla sua faccia che stava per impazzire.

Booom! Finalmente il suono dello scoppio. E un secondo dopo il mio viso era inondato di sperma.

Affondo la faccia sulla giacca di plastica ancora bagnata di questa sconosciuta, vivido è il ricordo di quella notte. Siamo sempre sul 766, direzione Centro, stretti come sardine, e sento molto caldo, come calda ero sopra quel letto pieno di palloncini. Ero così infuocata che avrei potuto squagliarli con il solo calore della mia carne.

-“Devi scendere alla prossima?”, mi chiede la ragazza dalla giacca bagnata.

-“No, scusami, è che gli altri mi spingono”.

Vorrei che non smettesse mai di piovere, anche se non mi ricordo più che colore ha il cielo.

 

Anita-Dada-feticismo-gonfiabili
Anita-Dada-feticismo-gonfiabili

 

 

Schemini, parole e foto di Anita Dadà


INSTAGRAM
@le_sex_en_rose