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Silvia Picari – Intervista nuda all’artista ...

Silvia Picari – Intervista nuda all’artista che realizza dildo artigianali in legno

L’appuntamento era alle 19:00 da IZMADE, uno spazio di lavoro che è un po’ studio di design, un po’ laboratorio e un po’ officina, dove si creano prodotti di design sostenibile e artigianale e dove i makers che vogliono imparare, sperimentare e costruire sono i benvenuti.
All’interno si respira l’aria della collaborazione e arrivano ventate di creatività.

Se aguzzate lo sguardo, tra gli appendiabiti in tubi di gomma e le lampade realizzate con i barattoli di latta dei pelati, scorgete eleganti sculture in legno dai colori delicati e le finiture brillanti (e le forme falliche).

È qui, infatti, nell’area della falegnameria, che sono nati i dildo in legno di Silvia Picari: galeotto fu il tornio!
Ed è qui che Silvia si è messa a nudo e mi ha raccontato di come i suoi prodotti contribuiscano ad abbattere tabù portando la tematica della sessualità nel quotidiano, sotto la luce del sole, sopra la libreria, come aspetto naturale della vita che concorre alla definizione dell’essenza delle persone.

Come ti presenti a qualcuno che conosci per la prima volta?
Sono un’artigiana e realizzo sex toys in legno.
Adesso dico tranquillamente quello che faccio, all’inizio ero meno sicura, non riuscivo a rendermi conto che fosse reale. Non per la tipologia di oggetti che realizzo ma perché, come penso capiti per chiunque si trovi ad avviare una nuova impresa, non riuscivo a capacitarmi del fatto che stavo realmente trasformando un’attività che mi piaceva nel mio lavoro.
Con il tempo ho acquisito un po’ più di sicurezza in quello che faccio e ora è più facile trasmetterlo agli altri.

Qual è la reazione delle persone?
Solitamente alcuni ridono e la maggior parte mi chiede ‘sex che?’, non capendo neanche bene che cosa stia dicendo. Poi si passa alle domande sul materiale, perché quando dico ‘legno’ molti si immaginano gli apribottiglie per i turisti che vendono in Grecia, quelli a forma di pene! [ne ignoravo l’esistenza, così ho googlato: sono questi]

Non hai mai esitato nel dire cosa fai? Magari di fronte ad alcune persone?
No, anzi, ne vado fiera perché è qualcosa di originale. Non solo non tutti fanno sex toys, ma quello che faccio io, come lo faccio io, è anche abbastanza raro. E questa è una delle cose di cui vado più fiera. Quando incontro qualcuno che si dimostra un po’ più chiuso nei confronti dell’argomento, mi diverto ancora di più a stimolare una reazione.

Come definisci i tuoi prodotti? Li chiami sex toys? Giochi erotici?
No, sono volutamente difficili da classificare, anche perché non mi piacciono le etichette.
Sono sicuramente dei sex toys utilizzabili, ma sono anche sculture, oggetti da esposizione, pezzi unici artigianali fatti a mano. I miei prodotti non hanno un’etichetta. Tant’è vero che tra i rivenditori cerco sia boutique erotiche che negozi di design o gallerie d’arte. E questa scelta fa parte del concept. Il fatto che siano oggetti da esposizione che puoi trovare in negozi di design sottolinea il fatto che la sessualità sia qualcosa di ‘normale’ che fa parte delle nostre vite. Non devo necessariamente rivolgermi ad un negozio che si occupa di sesso per pensare alla mia sessualità, ma posso entrare in un negozio di design dove, vicino alle posate e ai vasi, trovo un bel dildo in legno da mettere sulla libreria. In più questo approccio fa parte della mia formazione da architetto. Quindi i tuoi li tieni sulla libreria a casa. Sì!

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Quando hai iniziato a realizzare sex toy in legno? E perché?
Ho iniziato informalmente circa un anno e mezzo fa. Il perché è un insieme tante cose e fa parte di un processo di transizione partito da una crisi personale, la voglia di mettermi in gioco, il bisogno di sfogare la mia creatività e la volontà di fare qualcosa per cui mi sveglio al mattino e sono felice.

In parte c’entra la mia formazione da architetto e il fatto che mi sia sempre interessata al design di prodotto. In questo ambito ho sempre preferito il lavoro manuale piuttosto che quello statico davanti al pc. Spesso disegnavo oggetti, lampade, tavoli, sedie, e mi piaceva l’idea di renderli reali, testare, costruire, creare modelli.

In parte è la reazione ad una mia personale crisi dal punto di vista lavorativo. Mi sono trovata insoddisfatta ed annoiata a fare qualcosa che non mi piaceva, passare ore su Autocad per disegnare un particolare di qualcosa di cui non avrei visto l’insieme.

Ho una personalità parecchio creativa e sentivo il bisogno di esprimerla, e a livello caratteriale riesco ad essere molto insofferente. La combinazione di questi aspetti mi ha portata a voler realizzare qualcosa di mio. Questo è il momento in cui ho conosciuto i ragazzi che gestiscono lo spazio IZMADE a Torino. Cercavo un’officina, un laboratorio condiviso dove poter realizzare gli schizzi che avevo realizzato e ho incontrato loro. Sono entrata qui con l’intento di realizzare i miei progetti e mi sono trovata ad aiutarli nei lavori che stavano facendo loro. Così ho capito che prima di costruire qualcosa dovevo acquisire delle conoscenze sulle tecniche di lavorazione.

Poi ho imparato ad usare il tornio e, mentre ragionavo sul voler costruire qualcosa che realmente sentissi come mio e che potesse anche far felici le persone, ho pensato ‘sex toys’ … anche perché mentre tornisci qualcosa la prima forma che emerge è piuttosto fallica. Così ho iniziato a documentarmi sui vari toys in commercio.

La scelta di realizzare questi oggetti è anche conseguenza di alcune riflessioni personali sulla sessualità e di un momento particolare della mia vita in cui mi sono soffermata a pensare alla natura dei rapporti umani in generale. Sono una persona molto empatica e quando conosco e frequento delle persone cerco di costruire un rapporto che vada oltre le conversazioni superficiali sul com’è andata la giornata. Ho bisogno di circondarmi di amici con i quali sentirmi libera di dire come mi sento, quello che sto vivendo emotivamente e di avere uno scambio al di là della chiacchiera.

Creare un dialogo aperto, una cultura positiva della sessualità, significa permettere alle persone di viversi liberamente il loro modo di essere

Da un punto di vista sessuale, varie meditazioni sul tema sono sfociate nel realizzare il fatto che la sessualità come argomento di conversazione sia un tir di sfondamento che si porta dietro un sacco di coinvolgimenti emotivi. La sessualità è uno degli aspetti più intimi e profondi che ci riguardano, ma anche il più bistrattato, censurato, maltrattato, e secondo me creare un dialogo aperto, una cultura positiva rispetto all’argomento, significa permettere alle persone di viversi liberamente il loro modo di essere. Viviamo quotidianamente sotto milioni di condizionamenti, dalla moda, la società, la famiglia, che ci opprimono e rendono difficile scavare a fondo per trovare chi sei veramente e cosa vuoi. Quando si parla di sessualità è ancora più complicato perché si mettono in gioco sentimenti profondi. Se ti senti gay, bisessuale ma pensi di non poterlo essere a causa della società e dalle convenzioni, devi fare i conti con un vero problema perché rischi di entrare in guerra con te stesso, con la tua natura.
Se tutto quello che riguarda l’intimità viene soffocato, le persone arrivano a non sapere più chi sono e su cosa basare le proprie scelte, con il rischio di trovarsi, un giorno, ad accorgersi che hanno sprecato la loro vita o non hanno realmente vissuto.

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Il primo l’hai fatto con l’intenzione di fare un sex toy o è capitato mentre stavi realizzando qualcos’altro?
No, ho proprio deciso di fare un sex toy, che poi ho regalato ai ragazzi di IZMADE.
Non sapevo ancora tornire bene come adesso, quindi aveva una forma diversa, più semplice.

Prima di cominciare a produrli, usavi dei sex toys? Quanto ne sapevi e quanto hai imparato?
Prima di pensare di realizzare sex toys li conoscevo e ho sempre pensato che fossero oggettini piuttosto interessanti ma non li usavo, soprattutto perché ho sempre vissuto in case condivise in cui era difficile avere uno spazio mio. Però mi informavo cercando su internet le ultime novità proposte dalle varie aziende.
Nel momento in cui ho iniziato a pensare di realizzarli ho studiato tantissimo e ho fatto una ricerca approfondita su i marchi, le dimensioni, le tipologie, i materiali. I primi che ho usato sono stati i miei.

Qual è il tuo preferito?
Bubbles. è composto da 3 sfere di diametro crescente che stimolano la parte muscolare con un effetto di ‘apri e chiudi’ facendo crescere il piacere: se usato piano, con calma, risulta molto piacevole. E poi si presta sia al gioco vaginale che anale.

Ne hai usati anche altri oltre ai tuoi?
Si, ne ho comprato uno in silicone vibrante ma sono rimasta delusa, non tanto dal sex toy in sé quanto dal materiale prima di tutto. Rispetto al legno, mi è sembrato che il silicone facesse più attrito se non usato con lubrificanti. Lo sentivo più finto, innaturale. E poi la vibrazione mi dava fastidio, tantissimo, la trovavo troppo meccanica e non mi piace, a partire dal rumore. Per quanto fosse un sex toy di qualità e avesse mille tipi di vibrazioni diverse, l’ho sempre percepito come qualcosa di molto meccanico e mi sono resa conto che non mi piaceva nemmeno un po’. Poi ne ho provato un altro in ceramica e mi è piaciuto di più. Evidentemente preferisco un materiale rigido. Mi sembra che il silicone vada quasi a cercare di sostituire o simulare un pene. Il fatto che ci sia la vibrazione, che la metti li e fa tutto da sola non mi entusiasma, preferisco metterci del mio. Nel caso di quelli in legno, sei tu che muovi il gioco e decidi come usarlo e dove farlo andare.

Cos’hai dovuto imparare prima di iniziare la produzione?
Intanto l’ergonomia e l’anatomia umana, a partire dal fatto che una vagina media è profonda 12 cm circa. Di conseguenza le dimensioni, lunghezze e diametri. Ho studiato i diversi tipi di sex toys in commercio, soprattutto quelli più simili ai miei, in legno ma anche in vetro, acciaio e pietra, tutti materiali rigidi.
Per quanto riguarda le dimensioni ho trovato uno standard medio ma possono essere personalizzate: per alcuni 4 cm di diametro in legno sembrano qualcosa di agghiacciante, altri ne vorrebbero 5 o 6.

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Essendo il legno un materiale molto rigido, non fa male?
No! Intanto non è che ti ci picchi con un sex toy [giusto!], e poi secondo me va pensato per un utilizzo diverso. Non è un oggetto che simula un pene reale, anche se sicuramente ti da quella sensazione di pienezza oltre che di calore, perché il legno è un materiale caldo. Il sex toy in legno è un oggetto meditativo più che pronto all’uso, che richiede tempo e pazienza. L’attenzione è spostata sulle sensazioni. E poi il fatto che si tratti di un materiale ‘duro’ genera secondo me una sensazione di calore più forte che trovo anche più piacevole. Con il sex toy in silicone, più morbido e flessibile, mi capitava di non riuscire a guidarlo verso alcuni punti in cui avrei voluto fare pressione.
Con quello in legno sei tu il protagonista, non l’oggetto che fa qualcosa al posto tuo, e questo è uno degli aspetti che mi piacciono di più. Sei tu che ti stai masturbando o che stai giocando con il tuo compagno, e il gioco in legno è soltanto uno strumento in più.
Un toy in silicone sicuramente è più elastico, si muove di più, mentre quello in legno dev’essere guidato: sei tu che adatti il corpo, ti muovi, muovi la mano e l’oggetto. Di conseguenza credo che presupponga anche una conoscenza maggiore di te stesso e dei punti da stimolare. Dico sempre che quello in legno, o in altro materiale rigido, difficilmente sarà il primo toy che si prova quando si inizia a giocare (a parte per me!).
E qua è partito il momento Harry Potter con la domanda della mia dolce metà (nel frattempo alle prese con le inquadrature):
quindi è il dildo che sceglie la persona o la persona che sceglie il dildo?
Intanto andrebbero provati un po’ tutti, perché è davvero tanta la differenza tra un sex toy in silicone e uno in materiale rigido, e ognuno genera una sensazione diversa. A me mancano ancora quelli in pietra, acciaio e vetro, ma credo che la differenza con il legno sia semplicemente una questione di calore, di temperatura.
Una volta aver provato e preso confidenza con i vari materiali, sei tu che scegli il dildo. Probabilmente. Boh. [attimi di confusione harrypottiana!] Dimmi che dildo sei e ti dirò che vuoi, dimmi cosa vuoi e ti dirò che dildo sei… non so, probabilmente è una cosa molto complementare!

Qualcuno ti chiede se c’è il rischio delle schegge?
Sì, in tanti, e la risposta è: ovviamente no. Intanto non è mia intenzione far del male alla gente! Siamo pieni di oggetti in legno in casa e in ufficio, ma di certo non ci chiediamo se si possano piantare delle schegge sulle gambe ogni volta che ci sediamo su una sedia in legno.
Detto questo, dietro ad ogni creazione c’è un procedimento di lavorazione abbastanza complesso che rende la superficie sicura al contatto con la pelle. Il legno viene levigato già mentre è in lavorazione sul tornio, con diverse grane di carta vetro. Poi viene trattato con un fondo che chiude tutti i pori.. il primo strato si dice che alzi un po’ il pelo! [quando ti trovi nudo con altre persone a parlare di temi inerenti la sessualità, ogni parola ha almeno un doppio significato!] Dopo di che, viene nuovamente levigato con una carta vetro di grana sottilissima e già da quel momento è liscissimo. Poi si passa nuovamente il fondo, il colore e infine la finitura lucida trasparente anallergica che impermeabilizza il legno e lo rende completamente liscio. Tra l’altro i miei toys in legno possono essere immersi completamente nell’acqua, mentre quello che ho in silicone vibrante no, per via della parte contenente la batteria. [1 a 0 per Silvia]

Hai mai pensato a realizzare dei dildo strap-on da usare con l’harness?
Si, ma con una forma un po’ diversa, ottenuta scolpendo il legno, non lavorando al tornio. Il prodotto è realizzabile ma non so quanto possa essere ergonomico. Nell’uso di un toy in legno o altro materiale rigido su un’altra persona credo che la cintura diventi quasi limitante. E poi lo strap-on va a simulare il sesso maschile, quindi stride un po’ con l’utilizzo dei miei toys. Si possono usare lo stesso su un’altra persona ma manualmente, con calma.

Come hai detto ai tuoi della tua attività? A tutti e due insieme o prima a uno e poi all’altro?
Loro sono a Roma, quindi quando li sento cerchiamo di parlare tutti insieme. Ho detto semplicemente ‘mi è venuta in mente questa idea, voglio sviluppare questo progetto, mi sto documentando, sembra che ci sia mercato, che funzioni, mi piace l’idea, c’è questo messaggio dietro…’ Insomma, ho spiegato tutto il progetto. A casa mia il sesso non è mai stato un argomento tabù. Quando gliene ho parlato a voce non avevano bene in mente di cosa stessi parlando [questo è quello che pensi tu! – le ho detto]. Ovviamente sapevano che cosa fossero, ma non immaginavano che tipo di oggetto avrei creato. Una volta che hanno cominciato a vedere i primi prototipi, il design e poi la linea sono stati contenti, gli piacevano moltissimo. Mi cuciono anche i sacchetti in velluto! Mia mamma ogni tanto legge le rubriche sulla sessualità dei vari giornali e mi suggerisce delle aziende da contattare o i tipi di lavorazione che si possono fare sul legno. Ti sponsorizzano anche? Mi sponsorizzano, si si. [Qui me li sono immaginati, sotto Natale, a fare il giro delle chiamate dei parenti per dispensare consigli sulle idee regalo] Sono contenti e soprattutto sono molto orgogliosi di come sto riuscendo a realizzare questo progetto. Vedono che c’è tanta fatica e tanto lavoro dietro e che sono da sola a gestire la produzione e tutti gli altri aspetti. Tifano per me! [qui ammetto di aver provato un po’ di invidia!]

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E il tuo compagno che ruolo ha? Lui si becca le parti divertenti immagino!
Sicuramente si becca tutte le parti divertenti, ma mi aiuta anche con le foto e ogni volta che c’è un’emergenza e sto impazzendo tra mille cose o sono in ritardo. Lo coinvolgo random nei momenti di panico! Poi mi accompagna quando c’è qualche evento. Io non sono molto mondana, mi piace starmene a casa con la copertina di pile, quindi è un buon supporto quando devo fare delle presentazioni o devo andare dal rivenditore. Mi sostiene molto.
[Sorride e lo guarda: lui è seduto su uno sgabello e credo stia smaltendo l’incredulità mista all’imbarazzo di trovarsi in una situazione piuttosto surreale davanti alla fidanzata che, nuda, parla con naturalezza ad una perfetta sconosciuta, nuda]
Non gli sembra vero di stare in questa situazione.
[mi rivolgo a lui] E tu cosa rispondi quando le persone ti chiedono di cosa si occupa la tua ragazza?
Lavoro da un anno in un ambiente abbastanza impostato, con persone molto più grandi di me e alcune che non conosco ancora bene, quindi spesso mi sento di dover fare quello serio. Fino ad ora l’ho detto a molti e si sono dimostrati tutti entusiasti e incuriositi. Devo ancora arrivare al direttore!

Il messaggio è quello far passare la sessualità come parte della quotidianità

In che modo i tuoi giochi contribuiscono a vivere una sessualità più libera ed aperta?
Io non ho nessuna pretesa di insegnare a vivere la sessualità. Anzi, il legame con il tema della sessualità è quasi un pretesto nel concept del prodotto. I miei sono oggetti spontanei, concepiti per stare normalmente sulla libreria, accanto ai libri, al calendario o ai documenti del lavoro. Il messaggio è quello di far passare la sessualità come parte della quotidianità, qualcosa di assolutamente naturale da vivere come normale, non da spettacolizzare. Normale… questa parola è sempre relativa, può essere fraintesa: è proprio per il discorso di ‘normale’ che oggi ci troviamo a definire qualcosa come ‘anormale’.

Da quando realizzi sex toy è cambiato il modo in cui le persone che conosci si relazionano con te?
Quelli che mi conoscono da più tempo la prendono normalmente come ‘un’altra delle mie’ e hanno sempre trovato belli i miei oggetti. Quanto a chi mi conosce da meno tempo, la cosa un po’ più frustrante è sentirsi chiedere ‘Si vabbè, ma che lavoro fai?’, come se quello a cui dedico quasi 24 ore al giorno fosse solo un hobby. Alcuni non si rendono conto del lavoro c’è dietro, che non si riduce a realizzare un oggetto ma significa anche comunicarlo, creare un racconto. Il mio è un oggetto che va capito, sdoganato, che si deve confrontare con tabù da abbattere e anche una certa ignoranza. Finche si parla di sex toy e dildo in silicone può capitare che qualcuno guardi storto ma tutti sanno di cosa si tratta. Quando dici che sono in legno l’80% delle persone ne ignora l’esistenza, quindi diventa faticoso arrivare a tutti.
Però non è cambiato il rapporto con gli altri, anzi, viene stimato quello che faccio.

Chi acquista i tuoi prodotti?
Questo è difficile da sapere con esattezza. Il mio è un marchio nuovo, quindi il range di clienti non è ancora vasto. Per il momento è piuttosto distribuito tra donne, coppie e alcuni uomini, generalmente dai 30 anni in su. Poco tempo fa mi è capitata una coppia che credo abbia acquistato i miei oggetti più per collezionismo che per l’utilizzo.

Chi è il tuo cliente modello?
Non c’è un cliente modello, forse anche per il fatto del concept: mi piacerebbe che il mio lavoro arrivasse un po’ a tutti. Se devo pensare ad un target di riferimento sul quale mettere in piedi un business, probabilmente faccio riferimento a una donna, livello medio-alto di scolarizzazione, una certa sensibilità artistica che la porti a scegliere le mie creazioni come oggetti da esposizione, mentalmente aperta e curiosa, con voglia di sperimentare.

Realizzi anche sex toy personalizzati: hai ricevuto richieste bizzarre?
No, di solito riguardano i colori, la dimensione o qualche piccola modifica nelle forme. Qualcuno mi ha richiesto 5,5 cm di diametro invece di 4 per un plug anale. Per quanto riguarda le misure, non ci sono limiti di personalizzazione. Il design invece è qualcosa di cui vado fiera e che non voglio stravolgere: è molto riconoscibile ed originale rispetto agli altri toys in legno. Niente sex toys zebrati!

Con quali tabù ti sei scontrata da quando hai iniziato?
In realtà con nessuno perché le persone che frequento normalmente sono super tranquille. So che non è una cosa scontata, ma me li cerco bene gli amici. [di nuovo quel sentore di leggera invidia..] Preferisco avere pochi amici ma che siano persone con cui possa essere me stessa. Quando ho raccontato quello che stavo facendo, nessuno si è scandalizzato troppo.
Quando parlo dei miei giochi a qualcuno che non conosco bene senza avere la possibilità di farli vedere e dico che sono realizzati in legno, l’espressione che compare sulla faccia è quella di chi si sta immaginando il famoso apribottiglie a forma di pene super realistico con tutte le venature, o di chi è solo spaventato dal materiale. Una volta che li hanno di fronte si rilassano e si appassionano, li osservano.

Ci sono stai dei momenti in cui le persone ti hanno stupita positivamente/negativamente in tema di sessualità?
Solo positivamente. Non ti aspettavi che qualcuno prendesse le distanze? O risposte tipo ‘io non ne ho bisogno?’
Io non ne ho bisogno’ qualcuno me l’ha detto, ma solo come battuta ironica mentre ci si prendeva in giro. Io rispondo ‘ma tua moglie sì!’.

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Tu ci metti la faccia (il nome, il cognome e adesso anche qualcosa di più): brava! Ti sei mai pentita di questa scelta?
No, anzi. Questa creazione non esiste senza di me. Nell’idea che l’ha fatto nascere c’è tanto di quello che è la mia filosofia di vita, il mio modo di essere.
All’inizio, per l’inesperienza, sono partita con un nome diverso, internazionale, pensando di poter avere più appeal all’estero. Poi un amico mi ha fatto capire che il prodotto, italiano e artigianale, ero io e non dovevo inventarmi nulla.

La gente che ti conosce per il lavoro che fai si sente autorizzata a parlarti in modo diverso? A pensare che tu sia una che la da via più facilmente?
In generale gli uomini si incuriosiscono ma ci mettono anche un po’ di malizia. Il mio essere caratterialmente espansiva e dare confidenza alle persone, unito al fatto che produco sex toys, alcune volte viene leggermente travisato. Ma mai con risvolti volgari.
Con le donne invece mi capita che qualcuna reagisca in modo freddo, senza fare nessuna domanda, ma l’impressione che ho è che siano semplicemente antipatiche, non c’entra il discorso di dildo o non dildo. Avrei anche potuto dire di lavorare al catasto e non sarebbe cambiato nulla. Su un tema del genere, con un oggetto così, è più facile farsi una risata piuttosto che altro. Considerando anche che a parlarti di dildo in legno non ti arriva la femme fatale con tacco 15.. se fosse per me starei in pigiama tutto il giorno!
[A questo punto dell’intervista ho ceduto. Ho provato in tutti i modi a far uscire qualche retroscena stonato, convinta del fatto che quando tratti un argomento come la sessualità sia inevitabile inciampare in persone che vivono la tematica come un tabù, mettendo davanti pregiudizi e prendendo le distanze. Silvia mi ha dimostrato il contrario.]

Quindi alla fine il marcio non è uscito.
No, finora è stata un’esperienza felice. Le uniche sofferenze sono quelle legate all’avvio di una nuova attività da sola, dal punto di vista imprenditoriale, e alle difficoltà nella ricerca di finanziamenti. L’unico bando per il microcredito che avevo trovato era gestito da un’associazione super cattolica!


Le cose sono 2: o ho sottovalutato il genere umano e la sessualità non è più una tematica filtrata da pregiudizi e convenzioni, con cui le persone fanno fatica a relazionarsi, o Silvia è davvero brava a circondarsi di persone che affrontano la vita con mente aperta e naturalezza.
Avendo avuto l’occasione di conoscere un po’ Silvia, sia durante l’intervista che davanti ad una cena (con i vestiti addosso), sono certa della seconda opzione. Ma da oggi nutro anche più fiducia nelle persone e nella possibilità che tutti vivremo presto una sessualità più libera, spontanea e naturale. Anche grazie a lei.

silvia picari

Per ammirare e acquistare le sculture di Silvia Picari:
Sito web – www.silviapicari.com
Instagram – @silvia.picari
Facebook – Silvia Picari Design

 

silvia picari dildo in legno

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