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7 giorni di notizie sveltine: le sessioni di masturbazione dei Beatles raccontate da Paul McCartney…

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Breve panoramica di quello che di rilevante, bizzarro, eccitante è successo nel mondo nell’ultima settimana #allaricercadelpiacere.

Paul McCartney racconta la vita sessuale dei Beatles

 

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In un’intervista rilasciata a GQ in occasione dell’uscita del nuovo album da solista Egypt Station, Paul McCartney ha condiviso retroscena finora sconosciuti della vita dei Beatles.

Quello più commentato riguarda le sessioni di autoerotismo di gruppo.

“A casa di John, eravamo un gruppo di amici. E invece di limitarci a ubriacarci e fare festa – non so neanche più se ci fermavamo a dormire – stavamo tutti seduti su queste sedie, le luci erano spente, e qualcuno iniziava a masturbarsi, e poi lo facevamo tutti”. Poi ha spiegato che mentre tutti erano concentrati nella loro missione, ognuno era invitato a urlare dei nomi che li avrebbero ispirati. “era tutto un ‘Brigitte Bardot!’ ‘Whoo!’ E cose un po’ più trash”. Almeno fino a quando qualcuno non rovinava l’atmosfera “penso che fosse John a dire nomi tipo ‘Winston Churchill!’.

“Penso sia capitato una volta” “o forse un paio. Non era niente di che. Sono quelle cose che fai senza pensarci su molto. Eravamo un gruppo. Sì, è abbastanza volgare se ci pensi. Ci sono un sacco di cose come questa che fai da piccolo e quando guardi indietro e ci pensi ti chiedi ‘Facevamo questo?’ Ma era un divertimento innocuo. Non faceva male a nessuno. Neanche a Brigitte Bardot!’.

Poi il giornalista ha tirato fuori un riferimento che John Lennon aveva fatto a proposito di orge che succedevano durante i tour. 

“Non c’erano proprio delle orge, che io sappia. C’erano incontri sessuali di tipo celestiale e c’erano le groupie. Quello che si avvicina di più.. Vedi, questa è la mia esperienza, semplicemente perchè non mi piacciono le orge. Personalmente, non voglio nessun altro lì. Rovina tutto!” “C’è stata una volta in cui eravamo a Las Vegas e un ragazzo del tour, un tuttofare, ci ha detto ‘state andando a Las Vegas ragazzi, volete una escort?’ E noi ‘Yeah’ e io ne ho chieste due. E le ho avute, ed è stata un’esperienza meravigliosa. Ma questa è la cosa più vicina ad un’orgia che io abbia mai fatto.”

Dal Giappone con passione: le scodelle di ceramica con dentro scene di orge

 

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Urara Tsuchiya è un’artista surrealista giapponese che crea scodelle di ceramica che rappresentano scene edonistiche di orgie, sesso con animali e masturbazione. Il 13 settembre, con un evento all’interno di una galleria d’arte contemporanea londinese, ha lanciato il libro che raccoglie le immagini delle sue bizzarre sculture.

Uomo, donna, “x”: a New York arriva il genere “x” sui certificati di nascita

Grazie a una nuova legge che entrerà in vigore nel 2019, a New York, chi non si riconosce nell’identità sessuale di “maschio” o “femmina” potrà scegliere una terza categoria di genere non binario indicata con “x” sui certificati di nascita, senza bisogno di una certificazione del medico.

Dopo 32 anni, riapre il Playboy club a New York

 

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A New York tornano il Playboy Club e le conigliette. Il primo Playboy Club aveva aperto a Chicago nel 1960, seguito da quello di New York nel 1962 e altri 28 club in tutto il mondo che sono rimasti popolari e redditizi fino alla metà degli anni ’80, quando il Los Angeles Times ha decretato la fine dell’era delle conigliette con il titolo “Bunnies Go From Risque to Passe” (qualcosa tipo “Le conigliette passano da osè a demodè”). Era il 1986, lo stesso anno in cui sono stati chiusi i club di Los Angeles e New York, seguiti da tutti gli altri, fino al 1991, quando non ne è rimasto più neanche uno. Negli anni l’impero del dongiovanni in vestaglia di seta rossa ha dovuto difendersi dalle critiche di misoginia, oggettificazione della donna e sessismo riparandosi dietro i propositi di una rivoluzione sessuale. La riapertura del Playboy Club suona alquanto anacronistica nell’era del #MeToo e in una città che, come ha ricordato l’Indepentent, ha iniziato l’anno con centinaia di migliaia di donne scese in strada per protestare contro Donald Trump e le sue dichiarazioni sessiste e maschiliste.

In Inghilterra c’è una giornata dedicata al vaginismo

 

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Il 15 settembre 2015 l’emporio erotico londinese Sh! (che ho visitato quest’anno e di cui parlerò prestissimo!) ha lanciato la prima Giornata di Sensibilizzazione al Vaginismo. Da anni Sh! si impegna per divulgare informazioni riguardanti la sessualità organizzando incontri serali all’interno dello store in cui si esplorano temi come lo spanking, il bondage e il pegging tra chiacchiere e bollicine di spumante. Sh! ha pensato che fosse necessaria una campagna di sensibilizzazione per una condizione come il vaginismo che è ancora poco conosciuta da molti medici e di cui si parla troppo poco, con il risultato che chi ne soffre se ne vergogna fino al punto di non cercare una cura. Per il terzo anno  Sh! ha dedicato una serata al tema organizzando un incontro con una terapista sessuale.

Sex toy che sembrano gioielli e gioielli che diventano vibratori

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Unbound, marchio americano al femminile impegnato nella promozione del benessere sessuale femminile, è un magazine online e uno store di sex toys, lubrificanti e accessori erotici (ne avevo parlato nelle notizie sveltine di maggio, quando una serie di campagne pubblicitarie erano state censurate). Per capire l’approccio: la pagina di “about” si apre con “abbiamo percepito la mancanza di un posto nel mondo in cui avere una conversazione divertente e inclusiva intorno alla sessualità, così abbiamo deciso di creare quel mondo”.

Gli oggetti per il piacere a marchio Unbound sono progettati per far sentire le donne a proprio agio nell’esplorazione della sessualità e vanno da vibratori che si confondono con accessori femminili beauty e fashion quando vengono lasciati in giro per casa a gioielli doppio uso: anelli piumati per solleticare, bracciali che diventano manette, collane che diventano fruste o pinze per capezzoli.

L’ultima creazione si chiama Palma ed è un elegante e insospettabile anello vibrante (da dito, non da pene!) disponibile in argento e oro.

Il bondage sfila in passerella

 

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Da Londra a New York le Fashion Week di questa settimana hanno fatto sfilare abiti d’ispirazione fetish, bondage e sadomaso.

A Londra lo stilista Gareth Pugh ha portato in passerella maschere, tute optical in rosso e nero che coprono il volto, harness portati sopra o sotto gli abiti, pelle, cinghie, stivali punk. Qui la gallery degli outfit.

A New York le modelle del Black Tape Project presentato dallo stilista Joel Alvarez hanno sfilato vestite esclusivamente di strisce di nastro adesivo nero o pezzi di nastro metallizzato a effetto specchio. Qui la gallery degli outfit.

La moda diventa inclusiva: Rihanna fa sfilare la diversità femminile

 

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Siamo sempre alla New York Fashion Week, questa volta al fashion show di presentazione della linea di lingerie Savage X Fenty di Rihanna.

Lo show è stato un “evento ad alto impatto”, come l’ha definito il magazine the Cut: non una regolare sfilata di moda ma una performance artistica dove le modelle erano anche attrici e ballerine, e la passerella un palcoscenico. “è stata una sfilata di lingerie dove l’attenzione non era sul fatto di essere sexy – anche se le modelle e gli outfit lo erano. L’obiettivo era creare un momento di piacevole intrattenimento per il pubblico ed è stato raggiunto”.

Ma l’evento di Rihanna è importante soprattutto perché la passerella è diventata una rappresentazione dello spettacolo della diversità femminile: dentro la lingerie sexy disegnata da Riri hanno sfilato corpi di ogni taglia ed etnia, corpi con smagliature, corpi di tutte le forme, corpi di donne incinte.

“Sappiamo che bellezza e cervello non sono reciprocamente esclusivi,” e “Sappiamo che possiamo essere competenti sia nella sala riunioni che nella camera da letto” ripetevano gli audio in live streaming per compiere quella che Rihanna ha definito una “celebrazione dell’essere donna”.

Sveltina nostrana

A Torino chiude la prima casa di appuntamenti con bambole del sesso

Dopo nove giorni di attività, e un’ispezione congiunta della polizia municipale e dell’Asl, chiude la casa di appuntamenti con le bambole infila-pene di Torino, prima in Italia. Dalle notizie che circolano (anche oltre confine: in Inghilterra parlano del “bizzarro brothel delle bambole del sesso”) i motivi sono due.

Uno è un cavillo burocratico: sembra che il locale esercitasse abusivamente l’attività di affittacamere senza essere inquadrato come tale.

L’altro, quello più preoccupante a mio avviso, riguarda lo stato igienico sanitario: secondo gli ispettori dell’Asl le bambole non verrebbero igienizzate in modo sufficiente. Inoltre non ci sarebbe nessuna indicazione di materiali e luogo di produzione sui surrogati umani di plastica e questo è costato ai titolari una multa di 3mila euro.

Se volete rimanere aggiornati sulla sorte delle 8 bambole potete seguire gli aggiornamenti sull’articolo di Wired.

Sveltina en rose

L’intervista a Violeta Benini è finita su il Fatto Quotidiano.it


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