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L’altro porno: femminista, etico, indipendente

L’altro porno: femminista, etico, indipendente

Venere-dormiente-Giorgione-

C’è stato un tempo in cui i contenuti espliciti, quelli pornografici, risiedevano negli angoli bui delle edicole – stampati sui giornaletti tempestati di donnine provocanti, futuri ricettacoli di zampilli incontrollabili di liquido organico, o registrati su vhs a luci rosse, poi diventate dvd – o nelle immagini hard che viaggiavano via tubo catodico a ore notturne, passando per i meandri delle reti private.

 

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Poi venne internet, che sfornò i geek, che sfornarono Fabian, che alla fiera dell’hard i siti porno comprò.

Fabian Thylmann è lo smanettone in felpa e jeans che dal 2006 in poi ha fatto shopping di piattaforme online di contenuti per adulti, a pagamento e non, comprese PornHub, YouPorn, RedTube, acquistando anche quello che è diventato il più grande operatore di contenuti pornografici al mondo (MindGeek) e regalato al mondo il porno gratuito, accessibile e libero, consentendo agli utenti di caricare e visualizzare video sullo YouTube del porno.

Il risultato: erezioni monumentali, penetrazioni impetuose, seni prorompenti, natiche sobbalzanti a distanza di un clic da chiunque.

copertina podcast The Butterfly Effect
Per chi vuole approfondire: il podcast The Butterfly Effect, dello scrittore inglese Jon Ronson, indaga la catena di conseguenze che il porno online gratuito ha avuto sulle vite delle persone all’interno e all’esterno dell’industria, creatori e fruitori di contenuti pornografici. Il primo episodio si apre proprio con la persona che ha scatenato l’Effetto Farfalla: Fabian Thylmann.

Il porno gratuito ha rivoluzionato il consumo dei contenuti espliciti generando numeri stellari che hanno fatto urlare all’ipersessualizzazione della società e alla pornificazione della cultura.

Pornhub, al momento il portale porno più popolare del mondo, sforna più di 4 milioni di video all’anno, abbastanza da organizzare una maratona di porno non stop lunga 115 anni.

Con la proliferazione esponenziale di contenuti sono sempre più numerose e variegate le fantasie sessuali rappresentate, suddivise nelle leggendarie categorie, così come le tipologie di star che si alternano davanti alla camera e agli occhi insaziabili degli utenti, diverse per genere, origine, età, identità e orientamento sessuale.

 

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Tuttavia siamo ancora lontani da un porno realmente inclusivo e diversificato, e l’immaginario pornografico mainstream, quello a cui accede la massa, continua a proporre dei cliché ormai noti: i corpi sono stereotipati – fisici giovani, sodi, flessuosi, abbronzati, depilati che riversano liquido seminale e eiaculato femminile come se piovesse; le performance sono standardizzate, focalizzate sulle prestazioni maschili di velocità, durezza, resistenza, durata, potenza; ma soprattutto la prospettiva è sempre quella maschile, ispirata dal machismo, che perpetra la dominazione del pene-dotato sulla vagina-munita, rappresentata come oggetto sessuale al servizio della gratificazione maschile. Una prospettiva che non riguarda solo il prodotto che viene offerto in pasto al pubblico non pagante ma anche la gestione di un’industria che è ancora profondamente sessista e dominata da uomini (bianchi).

Il porno femminista

 

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A questa pornografia omologata, negli ultimi anni, si è affiancata un’alternativa più egualitaria e inclusiva, ripensata in tutte le fasi di lavorazione del prodotto pornografico, dalla produzione alla distribuzione. È una pornografia che si definisce femminista, ma anche etica o indipendente o tutte le cose insieme, a seconda degli obiettivi che si prefigge.

È etica nel senso che si propone di tutelare i diritti dei lavoratori coinvolti, per creare un’industria più rispettosa delle persone, in cui il consenso e il rispetto sono valori imprescindibili e i compensi sono equi. È femminista perché rappresenta il piacere femminile come piacere libero e autodeterminato, non subordinato a quello maschile o finalizzato al compiacimento dell’ego del maschio dominante, e perché lascia spazio alle donne di essere non solo attrici ma anche registe, produttrici. È indipendente perché non esce da grandi produzioni, grandi organizzazioni, grandi investimenti.

In molti casi l’inclusività di questo porno alternativo, d’avanguardia, permette di dare visibilità a pratiche, persone, corpi che l’industria mainstream tende a escludere. In questo scenario si colloca anche il porno queer, impegnato nella visibilizzazione di identità su tutto lo spettro del genere e dell’orientamento sessuale.

 

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Le origini della pornografia femminista

La pornografia femminista esiste dagli anni ’80, da quando Candida Royalle, ex attrice porno, ha fondato la casa di produzione Femme Productions con l’obiettivo di introdurre una prospettiva femminile e rappresentazioni più realistiche e sane e meno grottesche o degradanti nei confronti della componente femminile, realizzando una pornografia rivolta soprattutto a donne e coppie.

Aveva anche realizzato Natural Contours, una linea di sex toy ergonomici che sono stati tra i primi vibratori a proporre una forma alternativa a quella fallica standard.

Candida Royalle pioniera del porno femminista nel suo studio a New York

Candida Royalle nel suo studio a New York – foto Jim Estrin/The New York Times

natural contours vibratori di Candida Royalle

Natural Contours, linea di vibratori ergonomici di Candida Royalle

Erano anche gli anni di Annie Sprinkle, pioniera nella produzione di materiale sessuale esplicito sperimentale – conosciuta soprattutto per aver mostrato la sua cervice al pubblico, usando uno speculum a tenere divaricata l’apertura vaginale, durante la più celebre delle sue performance artistiche Public Cervix Announcemente del movimento post-porno, di matrice attivista, che sovverte gli stereotipi del porno tradizionale e supera la sessualità normativa e la classificazione binaria di genere uomo-donna facendo un uso politico della pornografia.

Annie Sprinkle mostra la sua cervice nella performance Public Cervix Announcement

Annie Sprinkle nella performance Public Cervix Announcement

Il porno femminista è cresciuto silenziosamente fino agli anni 2000, quando ha iniziato a uscire dal guscio della nicchia e dei movimenti underground e a contaminare la cultura mainstream.

Di questi anni è importante ricordare Dirty Diaries, una collezione di 12 corti pornografici diretti da attiviste e artiste svedesi, rilasciata nel 2009, che ha generato polemiche per essere stata finanziata con fondi pubblici. Dirty Diaries era nata da un precedente cortometraggio altrettanto contestato, Come Together, in cui diverse donne si riprendono con il cellulare mentre si masturbano e raggiungono l’orgasmo. (Qui ci sono i punti del manifesto di Dirty Diaries).

Scena dal corto Flasher Girl della raccolta femminista Dirty Diaries

Da uno dei corti di Dirty Diaries – Flasher Girl on tour

Nel 2006 sono anche nati i Feminist Porn Awards, che premiano le migliori produzioni pornografiche femministe per la loro qualità, inclusività e originalità. “Per noi il femminismo è oltre il genere. Si tratta di riconoscere la multidimensionalità di ogni individuo e la complessità delle battaglie che potrebbe affrontare” si legge nel sito.

Il porno femminista di Erika Lust

Oggi non si può parlare di porno femminista senza pensare immediatamente a Erika Lust, registaproduttrice cinematografica e scrittrice svedese che ha firmato oltre 100 corti e 4 lungometraggi, diretto un documentario sperimentale, scritto diversi libri e vinto numerosi premi.

 

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Erika Lust (nome d’arte di Erika Hallqvist) ha debuttato nel cinema hard nel 2004 con il corto The Good Girl, che rivisita il cliché del ragazzo della pizza con toni ironici, e che in pochi giorni dalla pubblicazione ha collezionato 2 milioni di visualizzazioni. Oggi Erika Lust è un nome conosciuto a livello globale, dentro e fuori le nicchie del porno femminista.

Sul sito principale, ErikaLust.com, sono elencati i principi sui quali si basa il suo lavoro, che ambisce a incoraggiare i consumatori a preferire un porno etico nello stesso modo in cui scelgono di consumare cibo organico invece di fast food. I principi includono l’importanza del piacere femminile, la rappresentazione della diversità, pagamenti adeguati per ogni professionista coinvolto, un ambiente di lavoro sicuro, il consenso di tutti i performer prioritario a ogni shooting.

Oggi la Erika Lust Film gestisce ben 3 piattaforme di streaming:

Lust Cinema – piattaforma che raccoglie i lavori di altri registi da tutto il mondo che contribuiscono ad arricchire l’industria pornografica con prospettive alternative a quella del porno mainstream che danno spazio al punto di vista femminile. Tutti i film del catalogo sono selezionati da Erika Lust e sono visibili con la sottoscrizione di un abbonamento mensile/semestrale/annuale. La collezione si arricchisce di almeno due nuovi film ogni mese.

Erotic Films – catalogo di film erotici on demand provenienti da tutto il mondo, acquistabili o noleggiabili singolarmente.

XConfessions – è il progetto di maggiore successo di Erika Lust, e probabilmente il più interessante: una collezione di corti pornografici realizzati a partire da fantasie sessuali reali sottoposte da persone reali. Il portale è nato del 2013, quando Erika Lust ha cominciato a selezionare, ogni mese, due delle fantasie che il suo pubblico le inviava e a trasformarle in cortometraggi.

Nel 2016 Erika Lust ha aperto il progetto finanziando le produzioni di altre registe donne selezionate come guest directors.

Corto-Tease-Cake-di-Erika-Lust-su-XConfessions

Da Tease Cake – uno degli ultimi corti di XConfessions, diretto da Poppy Sanchez

XConfessions è citato anche nella serie Netflix Hot Girls Wanted: Turned On. Oggi è anche una serie web gratuita e un’applicazione progettata per aiutare le coppie a parlare apertamente delle proprie fantasie.

Chiunque può scrivere la propria fantasia sessuale e sottoporla a Erika Lust, sperando di vederla prendere vita, forma, colore, movimento.

The porn conversation progetto Erika Lust

Il lavoro di Erika Lust non riguarda solo l’intrattenimento degli adulti, ma anche l’educazione degli adulti. Nel 2017, insieme al marito, ha infatti lanciato il progetto no profit The Porn Conversation, una piattaforma online che fornisce ai genitori degli strumenti per affrontare la conversazione sulla pornografia online con i propri figli e aiutarli a compiere scelte consapevoli.

Il porno femminista in Italia

In Italia la produzione di pornografia femminista è stata terreno di sperimentazione de Le ragazze del porno, un collettivo di registe italiane tra i 25 ai 70 anni, provenienti dal cinema, dal teatro, dalla televisione e dalla videoarte, che nel 2011 si sono unite con l’obiettivo di realizzare una raccolta di 10 cortometraggi d’autore e portare un nuovo punto di vista sulla sessualità e sulla pornografia in Italia.

PROMO RDP nor+sub from le ragazze del porno on Vimeo.

Di corti ne anno prodotti due, Queen Kong, che vede anche la partecipazione della pornostar italiana Valentina Nappi, e Insight, un’opera introspettiva, senza dialoghi, in cui un uomo osserva una donna nell’atto di masturbarsi. La donna è Slavina, la più nota attivista post-porno italiana, che è anche co-autrice insieme a Lidia Ravviso.

Slavina sul set di Insight

Slavina sul set di Insight

E qui è dove tutti i puntini si uniscono. Insight è anche il primo film italiano a essere distribuito dalla piattaforma di Erika Lust, e la regista Lidia Ravviso oggi è una delle Guest Directors che dirigono corti per XConfessions.

Il suo ultimo lavoro è La Fantasia di Beba, che ha ricevuto un’attenzione particolare dalla critica per aver ribaltato la rappresentazione della prostituta nel cinema erotico italiano di Tinto Brass degli anni 70 e 80, riprendendo alcuni dei cliché più banali (la scarpa col tacco rossa, la minigonna…) ma riscrivendo la narrazione del personaggio che rinasce in forma di donna consapevole e capace di autodeterminarsi.

 

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Noi siamo andati a Londra per intervistare Lidia Ravviso e presto pubblicheremo l’intervista nuda.

Il porno femminista internazionale

Altre produzioni tra quelle più popolari a livello internazionale sono ad esempio quelle di Pink and White Productions, casa di produzione di San Francisco conosciuta per la rappresentazione della complessità della sessualità queer e per The Crash Pad, rivoluzionario film porno indie femminista del 2005, vincitore di un Feminist Porn Award per la “scena di sesso lesbo più bollente” del 2006.

The Crash Pad film

The Crash Pad, diretto da Shine Louise Houston (2006)

Il film si svolge in un appartamento clandestino di San Francisco, teatro di incontri selvaggi di sesso, al quale si accede solo se si ha la fortuna di ottenere la chiave. Il film ha ispirato la serie CrashPadSeries di “sessualità queer realistica”, in cui l’appartamento ospita nuove avventure di persone di ogni orientamento, identità sessuale, colore della pelle, forma del corpo e età, comprese persone con disabilità. Gli attori stessi scelgono cosa fare davanti alla camera, quindi non mancano scene di sesso sicuro o di giochi di ruolo intervallate da comunicazioni aperte tra i partner. La stessa casa di produzione è anche proprietaria di PinkLabel.tv, piattaforma che raccoglie e dà visibilità ai lavori di pornografi indipendenti ed emergenti.

CrashPad Series serie porno queer

Scena da CrashPad Series

Altre piattaforme conosciute globalmente per il porno queer sono NoFauxxx.Com, “il più vecchio sito di porno queer attivo su internet” e QueerPorn.TV.

Per essere aggiornati sulle produzioni indipendenti che affrontano la tematica della sessualità queer consiglio di seguire l’Hacker Porn Film Festival, festival di cinema e cultura queer e post-porno che si tiene a Roma annualmente dal 2017, e il Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions, festival cinematografico incentrato sulle tematiche LGBTQI e tutto ciò che è considerato “diverso” da una visione normativa.

Percezione della pornografia femminista

Nonostante la pornografia femminista goda di crescente visibilità, la percezione attuale di questo tipo di porno è ancora viziata da una serie di convinzione errate basate su pregiudizi: spesso le persone credono che si tratti di un porno lesbico, di un porno per sole donne, di una pornografia più morbida o edulcorata, o di un porno che odia gli uomini. Paradossalmente sembra quasi che vada a togliere qualcosa al porno mainstream, quando invece è una pornografia che aggiunge, che include, inserendo quello che il porno di massa esclude.

La pornografia realistica

Una delle critiche che vengono mosse al porno mainstream è quella di raffigurare un sesso finto e eccessivamente performativo, teatrale e esibizionista, che spesso propone gestualità e comportamenti che difficilmente si ritrovano nella sessualità quotidiana.

Al di là della pornografia femminista, ci sono altre produzioni che provano a cambiare la prospettiva attraverso una rappresentazione realistica della sessualità umana, vissuta da persone reali che fanno sesso reale.

makelovenotporn logo

MakeLoveNotPorn è la prima piattaforma social di condivisione di video di sesso fondata dall’ex pubblicitaria di successo Cindy Gallop per socializzare e celebrare il sesso reale di tutto il mondo (#realworldsex) in contrapposizione al porno e per “rendere più facile per tutti parlare di sesso, al fine di promuovere valori e comportamenti sessuali positivi”. Il progetto è stato lanciato nel 2009 con un TED talk della fondatrice, diventato virale, in cui racconta di essere stata ispirata dall’esperienza personale di frequentazione di uomini più giovani che si sono rivelati influenzati dalla pornografia nel modo in cui approcciavano al sesso.


Il fine dei video caricati su MLNP non è solo quello di intrattenere ed eccitare, ma anche di ispirare la vita sessuale delle persone offrendo spunti di comunicazione e sperimentazione. Chiunque, al di sopra dei 18 anni, può girare il proprio video e sottoporlo. I video devono essere realizzati in esclusiva per MLNP e devono ritrarre il sesso reale e spontaneo (non devono essere dei mosaici di primi piani di penetrazioni e finti orgasmi, per intenderci).

Il porno bello su carta

I tentativi di creare un porno migliore non riguardano solo le produzioni video ma anche quelle cartacee.

In Italia qualche mese fa è nato Ossì, il “giornaletto porno fatto bene”, una fanzine di narrativa erotica autoprodotta nata da un’idea della copywriter Alice Scornajenghi, che dà una nuova dignità al porno su carta. Ogni numero contiene “un racconto zozzo”, foto d’autore, artwork, una playlist musicale, tutto confezionato in una veste grafica contemporanea pop curata nei minimi dettagli.

 

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A livello internazionale invece c’è Math Magazine, una rivista porno indipendente americana con un approccio femminista che si propone di condividere nuove narrazioni sessuali e nuove prospettive sull’amore, il sesso e il desiderio, dando visibilità a desideri e corpi spesso oscurati dai media di massa.

 

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Altre produzioni editoriali indipendenti che arricchiscono la narrativa erotica e pornografica mondiale: Suspira (sexy e horror ma non leggera), PC Erotic (surrealista e deliberatamente disturbante), Fluffer Everyday (ispirata dalla quotidianità eccitante), The Anonymous Sex Journal (illustrata a partire da storie sessuali proposte dai lettori), Phile (sociologica), Extra Extra (multidisciplinare e contemporanea).

 

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Immagine di copertina: Venere dormiente di Giorgione, 1507-1510 circa


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