La vulva normale non esiste

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Quando si tratta di capire cosa succede in quel misterioso insieme di organi incastonato tra le gambe delle donne, la confusione regna sovrana. Un po’ perché tutto quello che riguarda la sessualità femminile viene spesso archiviato all’esterno delle conversazioni come ’argomento tabù’ e un po’ per la scarsità di informazioni a disposizione, complice la ricerca scientifica ancora lacunosa soprattutto riguardo agli organi che concorrono al piacere femminile.

Uno studio recente pubblicato sull’International Journal of Obstetrics & Gynaecology ha contribuito a fare chiarezza sull’aspetto dei genitali esterni femminili che, nell’insieme, si chiamano ‘vulva’, e che quasi tutti (compresi i portali italiani di notizie che hanno divulgato questa notizia) continuano a chiamare erroneamente ‘vagina’.

Un team di ricercatori svizzeri dell’Ospedale Cantonale di Lucerna è arrivato alla conclusione che  fornire una descrizione accurata e dettagliata di una “vulva normale” sia un’impresa ardua.

Per due anni gli studiosi hanno registrato le dimensioni delle vulve di 657 donne bianche tra i 15 e gli 84 anni adottando delle misurazioni standardizzate.

Tra i parametri analizzati ci sono la dimensione del glande clitorideo, la distanza dalla base del glande all’orifizio uretrale, la lunghezza del perineo e delle grandi labbra, la lunghezza e la larghezza delle piccole labbra.

Dallo studio è emerso che le dimensioni dei diversi elementi della vulva variano così tanto da una donna all’altra che risulta impossibile tracciare il profilo di una vulva normale, standard.

Per esempio, la lunghezza media delle piccole labbra è stata registrata a 43mm ma all’interno di un range in cui alcune misuravano 5mm e altre 100mm. Per quanto riguarda il clitoride, la lunghezza media individuata è di 7 mm ma le registrazioni partono da clitoridi di 0,5 mm e arrivano a clitoridi lunghi 34 mm.

Lo studio avrebbe anche evidenziato alcune correlazioni tra le dimensioni della vulva e altri parametri. La lunghezza delle piccole labbra e quella del perineo sembrerebbe inversamente correlata all’età; la lunghezza delle grandi labbra e quella del canale vaginale sarebbero positivamente correlate all’indice di massa corporea.

A noi basta sapere che se non esiste una vulva normale, allora non ne esiste neanche una anormale.

In passato questa informazione avrebbe evitato a Maria Bonaparte di finire sotto i ferri. La principessa francese, non riuscendo a raggiungere l’orgasmo durante i rapporti con suo marito (ma solo durante piacevoli sessioni di autoerotismo tramite stimolazione clitoridea), era arrivata a pensare che il problema risiedesse nella sua vulva, in particolare nella distanza tra clitoride e vagina. Per porre rimedio assoldò un chirurgo che spostasse la clitoride vicino alla vulva (quando sarebbe bastato spostare la mano del marito sulla clitoride), senza grandi risultati.

Oggi a nessuna donna verrebbe in mente di spostare la clitoride, ma la chirurgia continua a essere uno strumento preoccupantemente popolare adottato per rimodellare la vulva.

Un numero sempre maggiore di giovani donne sta infatti ricorrendo a interventi di labioplastica sulla base di motivi puramente estetici, chiedendo la riduzione delle piccole labbra (e a volte delle grandi).

Sembra che sempre più donne maturino l’idea che ci sia qualcosa di sbagliato nei propri genitali e tendano a un ideale di vulva con le piccole labbra molto corte. 

Il libro della vagina, pubblicato in Italia a maggio di quest’anno e presentato al Salone del Libro di Torino, si è interrogato sulle cause della diffusione di una tale idea. Una delle ragioni è probabilmente la scarsità di informazioni circolanti a proposito della vulva: l’educazione sessuale limitata e fuorviante dei programmi scolastici raramente copre argomenti che riguardano i genitali esterni femminili e le ragazze fanno riferimento a stereotipi e immagini della cultura popolare provenienti soprattutto da quella pornografica. “Se le ragazze imparassero fin dalle elementari che l’apparato genitale cambia e venissero a sapere di più su che aspetto avrà una vulva nell’età adulta forse non assisteremmo all’attuale successo della chirurgia intima”. Inoltre “non abbiamo spesso l’opportunità di dare un’occhiata tra le gambe di altre donne. Essere nudi non è più naturale”.

La scarsa conoscenza del proprio corpo, soprattutto di quelle parti che per essere osservate necessitano di uno specchio, curiosità e mancanza di vergogna, è causa di insicurezze e ansie che si riflettono negativamente sulla vita sessuale (e non) delle donne. Le due studentesse e esperte di educazione sessuale svedesi hanno scritto Il libro della vagina proprio per le donne che “non sono certe di funzionare come dovbrebbero, di avere l’aspetto che dovrebbero e di provare le sensazioni che drovrebbero”, perché volevano che “ragazze e signore provassero un senso di meraviglia e di orgoglio verso i loro corpi”.

Non solo la scienza ma anche l’arte può contribuire a diffondere la conoscenza del corpo femminile e fornire alle donne quella consapevolezza necessaria a costruire un buon rapporto con sé stesse e con gli altri.

Restando in tema vulva, l’artista tedesco I Show Flag e quello inglese Jamie McCartney hanno realizzato i calchi in gesso di centinaia di vulve, tutte diverse per forma, dimensione e morfologia.

Le loro opere d’arte rendono evidente una verità inconfutabile e rassicurante: siamo tutte uguali perché siamo tutte diverse.


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