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Intervista nuda a Dueditanelcuore. Di femminismo i...

Intervista nuda a Dueditanelcuore. Di femminismo incazzato, censura dell’internet e #quellavoltache

Dueditanelcuore durante l'intervista nuda con Le Sex en Rose

Ho incontrato Denise una gelida domenica mattina (e probabilmente ancora mi odia per questo), nel mezzo del suo trasloco tra una casa e un’altra di Milano (forse mi odia anche per questo).
Per non farla incazzare ho portato dei croissant vegani promettendole di chiamarli cornetti (altrimenti non mi avrebbe aperto la porta). Non sono sicura sia servito, ma l’intervista è stata una chiacchierata molto divertente, senza vestiti e senza peli sulla lingua.

Spoiler Alert questa è la trascrizione della conversazione così come si è svolta, quindi aspettatevi un po’ di ‘cazzo’ e ‘raga’, qualche secchiata di accento romano e un bel po’ di ironia e autoironia.

Ecco Dueditanelcuore come mamma l’ha fatta: nuda e incazzata.

[la registrazione audio parte con una risata fragorosa di Denise]

Ok, partiamo. Chi sei? Per chi non ti conosce..
Mi conoscono tutti, sono famosa raga, sono un’influencer.
[mi sento di dover specificare che 
ovviamente questa risposta è volutamente ironica. State buoni.]
Sono Denise all’anagrafe.
Sui social, sul mondo di internet mi conoscono come Dueditanelcuore, che penso sia il nickname più storpiato della storia dei nickname italiani, perché diventa due dita nel culo, due dita nella presa, invece in realtà non me lo sono inventato io, ho preso una canzone [questa] e l’ho fatta diventare il mio nome.
Nel mondo dei miei amici sono Denai, perché Denise non mi piace molto.
Ho 28 anni, quasi 29, e nella vita lavoro nella comunicazione, faccio la social media manager, la copywriter e ogni tanto scrivo di musica.
Sono romana, penso si senta. [Si sente]
Vivo a Milano da 6 anni e non so ancora quanto ci rimarrò, forse poco.
E basta.
Sono una rompicoglioni.

Ah, rompicoglioni, invece io ti avrei descritta come badass, che però forse in italiano non rende..
Secondo me rompicoglioni sta bene. La rompicoglioni dell’internet, quella che deve ‘fa la punta al cazzo’ come diciamo a Roma, che sta sempre lì a dire – No perché non si dice così.
Poi, femminista…
Si, sto problema ce l’ho dalla nascita e me lo porto avanti ogni giorno.
E non lesbica. Nonostante i capelli corti.
Vedo che avete studiato. No, non sono lesbica.
Guarda, li sto facendo crescere, non vedi che non hanno una forma? Sto combattendo per farli crescere ma non sta funzionando.
Però tornerò al caschettino, ancora più porno, caschettino con la frangetta corta e sarà la fine.
Magari smetteranno di dirmi che sono lesbica, chi lo sa..
Avevo scritto un articolo [questo] su questa cosa.
Per me non è un problema che mi diano della lesbica, non la prendo come un offesa, ma è assurdo che esista lo stereotipo ‘c’hai i capelli corti quindi sei lesbica’.
Mi è capitato di sentirmelo dire tante volte nella vita, ma ho scritto quel pezzo perché una volta un tipo mi ha aggiunta su Facebook e mi ha mandato un po’ di messaggi tipo ciao-che-fai-come-stai – Ma chi sei? Non ti rispondo. Poi poco dopo mi ha scritto ‘ah ti volevo chiedere una cosa, ma tu sei lesbica o bi?’. E io gli ho risposto ‘ma, io veramente sono etero’, non ho capito perché non hai messo quell’opzione. ‘Eh, sai, il capello corto’. Quindi ho fatto lo screenshot del messaggio, l’ho pubblicato incazzata e una mia amica che ha questo magazine femminista cosebellemagazine.it mi ha chiesto di scrivere un pezzo, perché anche lei ha i capelli corti come me e anche a lei è successo molte volte.
Devo dire che il pezzo l’hanno capito abbastanza tutti, ho ricevuto sia commenti di ragazze lesbiche che mi ringraziavano perché il fatto che sia usato come un’offesa è brutto, sia di ragazze etero con i capelli corti. Ci sono stati quei tre o quattro che ovviamente non hanno capito un cazzo e  – Ah perché adesso se ti dicono che sei lesbica è un’offesa? – No, ho scritto l’esatto contrario, in italiano.

Parliamo dei temi un po’ più vicino a Le Sex En Rose. Per me l’obiettivo è quello di smantellare i tabù o, meglio, di provare a smantellare qualche tabù, iniziare quantomeno a parlarne…
Forse tra una ventina d’anni staremo ancora qua a parlarne!
Anche tu hai fatto qualcosa di simile, questo nuovo format che si chiama, appunto, Tabù.
Tabù, meglio di così non poteva andà. Ero lì che mi scervellavo per il nome con i miei amici che mi hanno aiutata. Volevo fare qualcosa di un po’ più articolato, con altre persone, altrimenti faccio sempre ‘sti monologhi su Instagram in cui parlo da sola, a una certa ci vuole un interlocutore. Io sono molto fan di tutti i programmi americani condotti da donne tipo Ellen DeGeneres o Chelsea Handler. Chelsea è una che su quel divano dice qualunque cosa. Adesso lei è anti Trump, super democratica, e nelle puntate dall’anno scorso a oggi non si è mai risparmiata, dice delle cose che qui non sarebbe possibile dire. Però è anche una che ammette di essere un’ubriacona, che si beve la vodka in diretta. E quindi mi piaceva l’idea, perché qui [in Italia] siamo sempre fermi a questa figura femminile in tv della donna molto pacata, tranquilla, che c’ha 7 figli, no? E quindi mi stava un po’ sul cazzo. Volevo parlare di alcune cose su internet in un modo più aperto, perché ci ha provato qualcuna su YouTube ma fa schifo, non se ne salva una. E quindi ho detto – Proviamo! Eravamo li a scervellarci sul come chiamarlo: Tabù, molto semplicemente.

È un’ora di me sul divano, come stiamo noi adesso [ma vestiti], a chiacchierare molto in tranquillità e dire qualunque cosa capiti insieme a degli ospiti.
Per adesso ho fatto solamente 3 puntate con 3 ospiti donne e dovremo ricominciare appena avrò cambiato casa.
È un caso che ci siano state solo donne sul mio divano, non vuole essere una cosa per donne. I tabù riguardano anche gli uomini.

Per la prima puntata ho parlato di ciclo con una mia amica che fa la blogger [lei], l’influencer vera con 40 kappa. Lei aveva parlato della coppetta in alcune sue Instagram story e ricevuto un miliardo di domande da persone che ancora non capiscono com’è fatta, quindi poi ha scritto un articolo molto dettagliato sul suo blog. Io ne volevo già parlare, così ho pensato di parlarne con lei. Prima ha spiegato cose più tecniche, come si usa la coppetta, con la gente che le chiedeva – Ma se me la metto e poi la perdo? – ‘Ndo te la perdi? Non è che ti può uscire dalla bocca… – Se mi s’incastra? – oppure – No, non mi piace mettermi le mani lì – Ma, amore, questo però è un problema grave perché vuol dire che non ce le hai mai messe o che non te ce le ha mai messe nessuno.
Poi siamo arrivate a parlare di altre cose, il fatto che io da piccola mi vergognavo di andare a comprare l’assorbente, lo nascondevo sotto la giacca, mentre adesso lo prendo così, vado in cassa e bam – Ho il ciclo, che vogliamo fare? È una cosa naturale. Anche il fatto che si parli di congedo mestruale, che però non va bene perché ‘volete la parità, però quei 3 giorni..’ – ragà, ce l’ho solo io il ciclo, va bene la parità però..

Poi abbiamo parlato di sessismo nella musica con una ragazza che fa la musicista e mi ha spiegato che difficoltà si incontrano. Perché se ti presenti come donna sul palco o pensano che tu non sia abbastanza brava, e quindi vuoi fare la rockstar, ma in gonnella dove vai?, oppure sei lì perché l’hai data a qualcuno. Cioè, il fatto che tu possa essere brava non è assolutamente menzionato nella conversazione.

E poi ho parlato con un’altra mia amica che fa l’attrice e la comica [lei] e anche lì il mondo dei comici è abbastanza maschile, la donna non po’ fa ride fondamentalmente, no?

Ma vorrei parlare di bisessualità, omosessualità, masturbazione femminile. Noi abbiamo fatto una prova con quelle puntate, sono andate bene, me le continuano a chiedere.

Sono caricate da qualche parte? Si possono vedere?
No, le devo ancora caricare su You tube.
Però devo dire che il riscontro è stato molto positivo, perché sono cose di cui fondamentalmente si vuole parlare, in casa se ne parla, io con le amiche ne parlo, ma in giro non se ne può parlare.
Comunque abbiamo ancora un po’ di argomenti da affrontare, non solamente legati al sesso. Parleremo anche di depressione, di disturbi alimentari, di tutti quei tabù che se sono malattie ‘sei malata’ quindi non lo devi dire perché dobbiamo tutti essere perfetti, se ti scopri non va bene perché sei una zoccola, se ti masturbi no perché la donna deve partorire e quindi fa sesso solamente per procreare e quindi non possiamo provare piacere. Avete rotto i coglioni.
E quindi proviamo ad abbatterli tutti, una puntata alla volta. Ma sarà molto lunga e molto dura.

Tu ti esprimi attraverso i social media per arrivare al maggior numero di persone immagino, per stabilire un dialogo, un confronto..
Ci proviamo.

Quelli sono i canali per arrivare alla gente. Poi c’è la censura.
Eh, la censura è complicata. In realtà io non sono stata mai vittima di censura [come direbbero qui in Inghilterra: too soon]. Ho scoperto negli anni che su Instagram se metti un capezzolo femminile non va bene e vieni censurata, e lì ho cominciato a chiedermi delle cose. Io stupidamente pensavo che fosse una cosa che riguardava il corpo in generale, quindi anche quelli maschili. Invece quelli maschili li trovi e quelli femminili no.

E qui la domanda è: se io ho le tette particolarmente piccole e sono piatta, il mio capezzolo è ancora un capezzolo che non va bene oppure va bene? o al contrario, se sono uomo in sovrappeso…
Infatti ci sono un sacco di profili che hanno fatto dei fotomontaggi di capezzoli molto ravvicinati, dove non distingui quello maschile da quello femminile, e quindi li la censura non arriva. Ma comunque la aggiri facilmente, io ho messo foto con il reggiseno trasparente dove il mio capezzolo si vede palesemente. Ed è brutto perché magari vedi foto di fotografi molto bravi completamente rovinate. Io ho un mio amico che si chiama @iosonopipo sui social, lui è un fotografo erotico, però ha un modo molto delicato di fotografare e su Instagram vedi queste foto rovinate da ‘ste accettate sui capezzoli che sono una cosa orribile.
Facebook invece adesso va a controllare i post del 2011 in cui c’è scritto ‘frocio’ o ‘negro’, che sono parole molto brutte, e li elimina indipendentemente dal contesto.
Un’altra volta avevo segnalato delle pagine fasciste e Facebook mi aveva risposto dicendo che quelle pagine andavano bene secondo i loro standard. Allora ho pubblicato lo screenshot del messaggio e la foto di un capezzolo convinta di venire bannata. Quando ho visto che non prendeva nessun like sono andata a controllare e ho capito che lo vedevo solo io perché Facebook lo bloccava all’origine.

Su Twitter stessa cosa, non puoi fare campagne a pagamento su contenuti sessuali di nessun tipo*, anche senza immagini, però la penetrazione senza filtri te la sbattono in faccia come niente, mentre tu scorri tranquillamente i tweet..
[*con eccezione di, cito testualmente, ‘Notizie e informazioni relative al sesso e alla sessualità di carattere non esplicitamente sessuale’ … quindi notizie e informazioni che si riferiscono alla sessualità senza parlare di sessualità??]
Io seguo YouPorn Katie, che è la tipa che ogni volta che scrollo c’è sempre qualcuno che se l’incula e vicino a me c’è sempre il vecchio seduto sull’autobus che mi guarda.

A volte non è neanche l’ora in cui sei pronto a vedere certi contenuti..
Si, magari la mattina.. beati voi, ma io ancora non ho preso il caffè, non posso già pensare al cazzo, cioè, ci penso molto spesso ma alle 8:00 sulla 90 magari no.
Il problema è che non si riesce ad aggirare, non lo fai e basta. La aggiri nel modo in cui copri un po’, metti queste X orribili sui capezzoli, metti le emoji, io ci avevo messo i fiorellini.

Quindi sei penalizzata perché hai le tette…
Perché sono nata senza cazzo, è una vita proprio brutta.

[Intanto, voce fuori campo della mia dolce metà, sempre alle prese con le inquadrature – Denise metti un po’ più su il braccio, per coprire il capezzolo, sono un attimo, stai lì … ok, continua pure]

Parliamo di femminismo. Io qui ci vado con i piedi di piombo sempre e personalmente non mi sono mai definita femminista.
Ma in realtà fino a pochissimo tempo fa neanche io.
Ho fatto un’intervista video [questa] per il canale YouTube di questa ragazza che ha fondato Bossy, il portale italiano LGBT che parla anche di femminismo, e che ha lanciato per il 2018 l’hashtag #leimeritaspazio. Lei mi ha chiamata per fare questo video e quando l’ha pubblicato ha messo come titolo ‘influencer femminista’. E io già quando mi chiamano ‘influencer’ me incazzo, però, giustamente, è quella roba lì.

Ti devi dare una definizione. Anche sex blogger fa molto bimbominkia, però…
è quello. Infatti io poi ho pubblicato l’intervista scrivendo che mi faceva strano leggere non tanto influencer quanto femminista. Io ho quelle idee lì praticamente da quando sono nata, però ci sono delle correnti che secondo me al momento non mi rappresentano, quindi non voglio definirmi in quel modo se devo essere avvicinata a delle persone che per me stanno facendo delle grandi minchiate. Poi è esplosa questa moda del femminismo, ormai tutto è pop, Freeda che tanto poi ti incula i contenuti [ci torneremo dopo], le maglie di H&M con scritto Feminist, la gente che si tatua blah blah blah.. In parte è una cosa positiva perché avvicina pure le ragazzine. Io non mi definivo tale perché secondo me il femminismo è ancora visto come una cosa da cinquantenne/sessantenne rompicoglioni che ha fatto le sue battaglie e adesso non si fa la tinta ai capelli, non si depila – Perché non te devi depilà? Puoi non farlo, a me va bene, è una scelta, però se io lo faccio non devi rompermi il cazzo. Se ti trucchi ti levano la tessera della buona femminista.

Infatti l’immagine della femminista è con i peli, senza tinta, che non scopa, incazzata…
Lesbica possibilmente, che odia gli uomini..

Ma perché devi odiare gli uomini?
Ma se sono etero! Boh, saranno asessuate, va bene, io non lo sono. E quindi ci ho messo un po’ a definirmi femminista, piuttosto spiegavo che avevo il mio personale femminismo. Poi sono finita in un gruppo Facebook insieme ad alcune femministe, il gruppo da cui è nato l’hashtag #quellavoltache [anche qui: ci torneremo dopo], e lì ho capito che mi serviva anche un’etichetta. 

Avevo cominciato a parlare di queste tematiche quando avevo un blog mio personale, uno dei primi post riguardava il peso della donna a livello sociale. Quindi ho cominciato a interessarmi a diverse tematiche e ho capito che i femminismi sono tantissimi e che non tutti vanno d’accordo. Ci sono delle femministe che sono antiabortiste e per me è una roba che non ha senso, non capisco neanche come possano essere avvicinate queste due parole. Però la gente prende tutte insieme e quindi tu sei la rompicoglioni che odia gli uomini, che non si depila… una ragazza una volta mi ha scritto che ‘tanto le femministe di oggi vanno a togliere i cartelloni di Intimissimi’ – Ma se io sono sempre in giro in mutande, ma che cazzo levo i cartelloni di Intimissimi? Però c’è quest’idea e secondo me abbiamo sbagliato noi femministe a questo punto, e sbagliamo ancora, ed è quello che mi fa incazzare. Perché ancora devo vedere gente che lo usa nel modo sbagliato, mandando a merda tutto quello che le altre persone fanno.

E infatti è questa cosa che mi fa rimanere un po’ lontana dall’etichetta: le femministe sono incazzate – e come fai a non essere incazzata di fronte a determinate cose? Però mi chiedo fino a che punto questo approccio, il fatto di essere incazzate e di parlare con toni così accesi, sia utile per raggiungere lo scopo. Quando diventa un limite?
Il punto è che devi anche capire per cosa devi essere incazzato, rendendoti conto dell’anno in cui vivi. Io le sessantenni femministe le chiamo le babbione e non vado d’accordo con nessuna di loro. L’aborto è legale, grazie, l’avete fatto voi, vi ringrazierò per tutta la vita, io adesso però ho altre cose a cui pensare. A parte che vi ho ringraziato abbastanza, anche basta con sta cosa.

Spesso mi sembra che si faccia una polemica inutile per delle cose che ti fanno solamente passare per rompicoglioni. Mi ricordo di aver discusso con una persona in quel gruppo che ti dicevo perché il giorno in cui l’Italia non si è qualificata per i mondiali ovviamente si parlava solo di quello, in fondo è un fatto storico in senso negativo. E queste che si incazzavano perché ‘però la nazionale femminile è passata e nessuno lo dice’. Ma dico io: il calcio femminile e maschile sono sullo stesso piano? No! è una cosa bella? No, ma è così. Tu il patriarcato non lo distruggi rompendo i coglioni lo stesso giorno della notizia parlando del calcio femminile perché passi per deficiente. A me il calcio femminile fa schifo, guardo solo quello maschile, mi levi la tessera di buona femminista di nuovo? Questa cosa può essere sbagliata, ci sta, ma non la tiri fuori il giorno della notizia. Oppure anche sta storia che se fanno un evento e ci sono 10 maschi e una sola donna non va bene. Ma a me le quote rosa fanno cagare. Per me non devono esserci per forza le donne. È vero che in alcuni ambiti questa roba è una merda. Agli oscar si è capito che alcune non sono state manco candidate con film bellissimi. Quello posso capirlo, però non piò essere attuato ad ogni cazzo di categoria, perché se no non ne esci più.

Perché se sei donna e vuoi difendere il genere ci devi essere anche quando non c’entri un cazzo?

Abbiamo altre cose a cui pensare, sono scoppiati mille casi di molestie, ancora ci pagano di meno, ancora se fai i colloqui ti chiedono – Ma pensi di fare figli? Sei fidanzata o single? – e me devo annà a incazzà perché il calcio femminile non se lo incula nessuno? Ma ci penserò quando avrò risolto altre cose! Ma mo che cazzo me ne frega? E dai! Non si può. E quindi quella roba li mi tiene spesso lontana da molte logiche.
Io cerco sempre di farlo capire quando scrivo su Facebook, però poi c’è sempre quello che commenta ‘Tu odi gli uomini’. Allora non sai leggere
.

Bisogna far capire che non siamo tutte così e che soprattutto ci sono tante ragazze molto giovani che si stanno occupando di questa tematica, che nessuno prende in considerazione, perché ci sono sempre le babbione che – Eh però tu sei troppo piccola e non capisci niente. Invece preferisco sentire la ventenne che mi dice che problemi sta vivendo adesso, in questa società, così l’aiuto. La sessantenne li ha già vissuti. Ripeto, grazie, ma adesso te devi levare dal cazzo. Il problema è che c’è questo gotha di femministe di una certa età ed è forte ovunque. Le Case delle Donne, sia a Roma che a Milano, sono tutte loro, ancora fanno gli spettacoli con Ottavia Piccolo. Brava, però la ventenne tu come cazzo la porti con Ottavia Piccolo lì a militare? Non ce la porterai mai. Queste assemblee tra di noi in cui ci diciamo ‘che brave che siamo’. Poi? Quand’è che usciamo dall’internet e andiamo a fare un po’ di bordello?

Quand’è che diventa utile?
Eh! Tra l’altro una ragazza che mi segue su Instagram mi ha chiamata per parlare durante l’autogestione nella sua scuola perché cercava qualcuna che non avesse 12 anni ma che comunque fosse abbastanza vicina a lei. Ma facciamolo! [L’ha fatto] Andiamo in giro a spiegare ai ragazzetti che come si comportano non va bene, più che farci le assemblee noi il lunedì sera negli scantinati e farci le pippe a vicenda. ‘Brava, bellissimo quello che hai scritto’ – Sì ma l’hai letto solo te, non esce. Farlo uscire adesso è molto complicato.

E anche magari trascinare gli uomini dentro il discorso…
Se vabbè no, no… Il problema però è che gli uomini non sanno usare Google. Perché se tu apri Google e digiti femminismo ti esce una definizione molto semplice, che riguarda la voglia di parità, l’idea che i due generi siano sullo stesso piano. Non ti dice né che sono più figa perché so donna, né che ti odio. Purtroppo io ogni volta devo rispondere con il Let Me Google That For You che è quel sito che ti fa googlare le cose al posto loro, glielo metto con ‘femminismo’ e lo screenshot. Però perché? Perché se becchi la cinquantenne che ha bruciato i reggiseni, il ragazzo normale che trovi per strada ti dice ‘questa è una cagacazzo’, vai via.

Anche con #quellavoltache stiamo cercando di fare uscire il discorso un po’ fuori dai nostri circoletti di illuminate dal Dio femminista e far capire che il femminismo è un’altra cosa, che si è evoluto negli anni. E adesso siamo incazzate nere, ma nere, ma per determinati argomenti, non in generale. Mi piacerebbe tantissimo vedere molti più maschi alla manifestazione contro la violenza sulle donne, perché riguarda pure voi regà. Perché poi ti rispondono – E la violenza contro gli uomini?. Certo che esiste, ma la matematica non è un’opinione, se i numeri sono così sproporzionati verso la violenza sulle donne, mi dispiace ma mi riguarda n’attimo di più.

Se ci pensi, in realtà di strada ne abbiamo fatta tanta, il diritto di voto, l’aborto, il divorzio. Poi però a un certo punto si è stoppato, perché delle battaglie così grandi non le abbiamo più da fare. Ne abbiamo comunque di importanti, però da quando esiste internet la gente pensa che sia molto più facile far sentire la propria voce lì e far passare meglio il messaggio. Ma invece no, perché dall’altra parte c’è un muro di gomma.

E dall’altra parte non ci sono solo uomini, ma anche donne che ti attaccano.
Peggio! Eh certo.
Se poi ti metti anche a parlare di quella parte del femminismo che riguarda la libertà sessuale, che è il contrario di quello che dicevamo prima, della gente che leva i manifesti di Intimissimi, allora sei un puttanone. Tu, donna, lo stai facendo perché vuoi andare in giro più nuda e scopà.

Lì si apre poi un altro discorso, il fatto che il pornodivo è figo perché c’ha il cazzo grande, mentre la pornodiva è una zoccola. Il porno che tanto è sempre lei che viene sottomessa e mai una volta che c’abbia na voglia de scopà, lo prenda o lo sbatta al muro.
C’è chi fa qualcosa di diverso, c’è Erika Lust, ma è l’unica.
Io in passato sono stata molto più bacchettona, perché ho fatto il passaggio tra non avere internet ed averlo. All’inizio, quando questa roba era fruibile così facilmente, ero io a pensare ‘ma c’è veramente bisogno di mettere ste zinne di fuori?’ Poi sono cresciuta, ho capito che proprio perché è così facile da fruibile allora famolo, tanto comunque il ragazzino troverà quello che deve trovare, almeno lo trova da qualcuno che glielo spiega. Anche questa cosa che i ragazzini si spacchino di porno e poi pretendano quelle robe lì e trattino le donne in quel modo lì è grave. Però se nessuno glielo dice…

Anche il fatto che le donne pensino di dover subire quella roba lì…
Soprattutto! Mi ricordo di quando facevo la posta del cuore, qualche anno fa, in collaborazione con Twitter Italia. Era una roba molto romantica, parlavamo di amore. Però ogni tanto capitava di parlare di sesso, e una ragazza un giorno mi mandò un’e-mail bellissima in cui mi diceva ‘ma possiamo parlare di quanto il porno (quello fruibile, quello tradizionale) ci stia rovinando?’. Perché lì ci fanno arrivare a pensare che un cazzo così [mani molto distanti l’una dall’altra] sia una cosa bellissima, poi però ad avercelo davanti io personalmente non so dove mettere le mani. Come dice una mia amica che è molto aperta su questi argomenti, lei grande fan del sesso anale, quando ne parliamo mi guarda e mi fa – Quello ar culo ce lo metti te eh?. Oppure le donne, tutte con queste tettone enormi, lucide, che non è proprio così. Sarebbe bello vedere un po’ più di normalità.

Questo è il porno, poi ci sono i film invece, i film normalissimi dove le scene di sesso comunque..
Non esistono.

O dove lei arriva in 3 secondi, si eccita così [schiocco delle mie dita]
Vabbè, 50 sfumature, che lei basta che le la guardi ed è già arrivata. Io non so se invidiarla. Penso che neanche con Ryan Gosling farei così velocemente.
>Quello, dove non si vede assolutamente niente e se si vede qualcosa si vede male, per la gente è un film porno che hanno dovuto censurare. La gente va al cinema per eccitarsi con quel film. Ma ti ecciti dove? C’hai una vita triste amore mio. Lui è un gran figo, per carità, ma se devo vedere solo l’addominale, me lo cerco su google. Però pensa pure ai film erotici che escono. Su Netflix l’anno scorso è arrivato Love di Gaspar Noé, che è un film dove si vede tutto. [l’avevo inserito nella mia lista di 10 film e serie TV hot da guardare sotto le coperte]
Bravo Netflix, ma il problema è che in tv quella roba non passerà mai, ma non credo nemmeno che sia mai uscito al cinema qui.

L’han presentato al Fish & Chips, il festival del cinema erotico di Torino, ma rimane una di quelle cose culturalmente di nicchia.
Ma in sala non esce. Però a prescindere dalle scene esplicite è un film bellissimo, lui è bravissimo, la fotografia è stupenda. Quando è uscito La vita di Adele è stato una roba impressionante perché quelle per un quarto d’ora se smanacciano. Anche un po’ lunga quella scena, secondo me poteva essere un po’ meno, ma perché è noiosa. Però lo scalpore è stato inimmaginabile. Tu guarda le fiction nostre, noi abbiamo Don Matteo, io lo guardo, vi giuro che sto in fissa per Don Matteo, però non può esserci solo quello. Miriam Leone che si vede nuda un secondo in 1992 passa per la zoccolona, però Stefano Accorsi che se la scopa è figo.

Se partecipi a Miss Italia e ti beccano con una foto di nudo sei fuori, ti mettono alla gogna.. perché devi essere la brava ragazza, assolutamente rappresentativa di tutte le ragazze italiane!
No, vabbè, figurati. Poi se la brava ragazza media è quella che non sa parlare neanche l’italiano allora io preferisco essere un gran puttanone.
è tutto un proteggere qualcuno da queste cose, che tanto poi questo qualcuno queste cose le può trovare da un’altra parte, quindi tu non stai proteggendo niente. Allora dovresti fare come in Cina e oscurare YouPorn, non sono d’accordo però il tuo discorso avrebbe un senso. Però non puoi fare come te pare, una cosa sì e una cosa no. Non ha senso, boh, non lo so raga, moriremo tutti.

[Prendo un secondo di tempo per controllare le domande su iPad]

Te hai voglia a sbobinà, a me se non me spari chiacchiero eh?

La storia di Freeda com’è finita? Cos’è successo esattamente?
Non mi hanno mai risposto. È successo che l’anno scorso, quando ho pensato di fare Tabù, prima di farlo da sola ho contattato la redazione di Freeda per proporre il format. Perché io su Instagram ho 14k followers, ma loro ne avevano quasi 1 milione. E poi avevo un’idea diversa di Freeda allora. Quando è uscito Freeda secondo me le persone come me, interessate a queste tematiche, che si sono un po’ rotte i coglioni dei soliti Glamour e Cosmopolitan che sono sempre tutto un ‘come far godere lui a letto’ e io quando cazzo godo non c’è capito, l’hanno vista un po’ come ‘Ah, finalmente qualcuno che ci rappresenta per come siamo’. Secondo me in 3 giorni si sono sputtanate perché adesso è sempre quella roba dell’’Io ho scelto il gatto’. Ma perché? Perché io non posso aspirare ad avere l’amore nella vita se no mi togli la tessera da buona femminista? Loro avevano già fatto dei contenuti video in cui parlavano sul divano, ma non c’era un mediatore, e io ho proposto un format con un mediatore, pensavo di essere in grado, l’avrei fatta live così da avere un riscontro immediato con le persone, una specie di programma tv, dove parlare di tutte quelle tematiche che si affrontano quotidianamente e che in tv non passano. In realtà loro non parlano di tabù, è tutto un ‘sei bellissima!’, ‘credi in te stessa!’. Hanno capito che quella roba le fa guadagnare fondamentalmente.

Quindi ad aprile dello scorso anno avevo mandato un’email dicendo che avevo una proposta per loro – Bellissimo, ci piaci, mandaci una prova di uno script. Io scrivo questo script, completo di ambientazione, gli ospiti che avrei voluto avere, gli argomenti da trattare, e lo mando. Non ricevo mai risposta. Al che dico – Sapete che c’è? È il destino che mi sta dicendo che me lo devo fare da sola. Poi sono passati i mesi, ho capito come volevo farlo e Tabù l’ho cominciato ad ottobre. Succede che loro alla fine dell’estate fanno una live. Loro seguono questo filone di amiche che si mandano i messaggi in cui parlano di relazioni e nella live la protagonista di questi messaggi stava su un letto, in una cameretta molto rosa, che è l’ambientazione che avevo inserito nello script, live su Facebook, con degli ospiti che entravano a dare consigli. E io già mi sono incazzata però ho detto ai miei amici che sapevano di Tabù – Vediamo quanto si spingono avanti, perché se è una cosa one-shot gliela facciamo passare, se no io ho le e-mail e le sputtano. Quella cosa non è più successa, quindi ero tranquilla. Comincia Tabù e la cosa divertente è che il Tabù che faccio adesso è diverso da quello che avevo proposto. Lì l’ambientazione era un letto, c’erano più persone, invece poi facendolo in casa è diventato l’intervista su un divano, con una persona per il momento, il set con il tavolino davanti, la copertina rosa sul divano. Un giorno mi cominciano ad arrivare degli screenshot su Instagram di ragazzi che mi seguono e che mi chiedono se ho visto il video di Freeda perché ‘è uguale a Tabù’. Io guardo queste foto e vedo che effettivamente a colpo d’occhio è veramente uguale, infatti poi le ho messe vicine quando ho fatto la polemica. Il giorno dopo guardo il video e c’è questa ragazza che parla di amore con Gazzelle. Non era solo l’ambientazione, era il mio cazzo di format. E ho pensato: vedi, se me lo dice qualcuno da fuori è perché è oggettivamente uguale, se l’avessi detto io mi avrebbero detto ‘ah perché sei un’egocentrica del cazzo’. Invece se ne sono accorti gli altri. Da loro non ho mai ricevuto risposte, ma neanche le volevo, ti dico la verità, volevo solo che loro non facessero più questo genere di video. Non ne sono usciti altri, spero che non ne escano e che la cosa sia morta così.

Quindi serve incazzarsi…
Per me serve sempre, io sono la regina della polemichetta. Nelle story che ho fatto ho semplicemente detto che era successa questa cosa, non volevo fare casino ma solo far presente che la gente segue una pagina che parla di sorellanza e girl power e che poi gliela mette nel culo in un secondo. Perché se me lo avesse fatto la ragazzina a caso mi sarei messa pure a ridere – Ah so così figa che m’hanno copiato la cosa – ma se lo fai tu, sei una stronza e allora vai contro tutti i tuoi principi che millanti e io me incazzo come una bestia. E invece poi le ragazze sono andate a scrivere questi commenti bellissimi ‘Ma è uguale a Tabù’. Secondo me ingenuamente hanno pensato ‘noi c’abbiamo 1 milione di followers, quella la seguono in 3, sti cazzi’. Il problema è che io ce n’ho 3 ma sono 3 stronzi e quindi fanno un casino. è andata così e non mi interessa neanche la risposta, continuo a fare le cose per me, ora l’ho proposto ad altre persone e vedremo come andrà. Però quei video non devono uscire più.

A me la gogna mediatica non piace nemmeno. Anche quando faccio le polemiche evito di taggare la gente. L’altra volta mi sono incazzata con un articolo [questo] che è uscito su Rolling Stone di questo tipo che diceva che lui è single perché le donne pensano solo a farsi i selfie. Io ho risposto con un post pubblico [questo] e una ragazza mi ha commentato dicendo di taggarlo. Ma una persona che ha scritto quella roba non vuole un contraddittorio, non possiamo avere una conversazione. Lui l’ha già scritto, io non sono d’accordo, basta.

Tra l’altro l’ha sicuramente scritto per stimolare una reazione perché ci sono delle frasi che obiettivamente fanno accapponare la pelle. Lo cercava lo scontro, probabilmente.
Lo cercava, ma infatti quello che la gente non ha capito del mio post era quello, che io ho preso l’articolo e l’ho ribaltato al contrario, però nel mio post c’è un’apertura e una chiusura che ti dicono che sono single perché ho incontrato dei coglioni ma anche perché li ho scelti, cosa che invece lui non dice. Quindi la gente che ha trovato il mio post non sapendo il precedente ha detto – Questa è matta, questa sta a di che i maschi che incontra pensano solo all’abbonamento allo stadio.
Quando è così dico la mia e basta, ma se mi inculi l’idea ti sputtano pubblicamente. Ma per quello che rappresenti. Me l’avesse fatto Repubblica mi sarei messa a ridere, tu no, tu sei una stronza.

Tra l’altro va conto tutto quello che millantano…
Tutto quello che millantano. Ma loro già copiano tantissime cose anche da Bossy e da BuzzFeed, Refinery29, ma lì dici vabbè l’hai fatto prima te in italia, brava, c’hai fatto i soldi. Ma quando vai a prendere l’idea dalle persone più piccole che se lo fanno a casa o comunque da Bossy che sono 4 stronzi dentro una stanza, sei una merda. E non vedo perché io non lo debba dire pubblicamente. e quindi dalla polemichetta è nato il ‘mo me incazzo’, me so proprio incazzata come una iena, proprio male male male. 

Nel tempo mi sono resa conto che l’idea che avevo di Freeda era sbagliata, che loro non parlano a me ma alla ragazzina di 16 anni che queste cose non le sa e che ha scoperto questa parola incredibile che è femminismo e la vede portata avanti in quel modo. Per me non è quella roba li. Ad una persona che questi temi li affronta già, loro non stanno a di niente. Anche sugli argomenti di attualità, escono sempre dopo. Sei un magazine femminista? E le storie delle molestie quando cazzo le racconti, dopodomani? Di #quellavoltache ne hanno parlato 3 giorni dopo perché noi abbiamo mandato il comunicato, capito? Di che stiamo a parlare? De me che devo uscì col gatto perché il gatto mi vuole bene? Ma vaffanculo, so pure allergica io ai gatti, quindi vedi te!

Poi, tu su Freeda hai mai visto qualcosa che parla di uomini? [Effettivamente no, neanche l’ombra] Ma perché deve passare il messaggio che se sono femminista e sto bene con me stessa allora non posso stare bene anche in coppia? Ma chi cazzo l’ha detto?

Non puoi interrompere il dialogo con gli uomini, perché alimenti l’odio.
Ma infatti il problema è che quello porta l’uomo medio a dirti ‘tu mi odi’. Ma se io invece trovo un uomo che mi rispetta e ha le mie stesse idee e mi accompagna alle manifestazioni, perché devo essere meno di te? Poi se non lo vuoi, nessuno dice che tu sia sbagliata, però devi accettare entrambe le cose. E invece sulle pagine loro questa cosa non esce mai. Infatti a me dispiace perché fino adesso a Tabù ho avuto solamente ospiti donne, ma ho invitato anche maschi e verranno, perché io non voglio che sia una roba da donna per donna.

Penso che la parte più stupida del femminismo sia tagliare fuori dal dialogo gli uomini. Non ha senso. Il messaggio dovrebbe passare da loro, avrebbe più effetto.
Esatto, se il mio problema è il pensiero di alcuni di loro è ovvio che sia con loro che devo relazionarmi, se no continuiamo a parlare tra di noi, siamo tutte d’accordo. Che cosa stiamo creando? Niente.

 

[Decidiamo di fare qualche scatto con un oggetto pescato dalle cose appoggiate in giro per la stanza. Scegliamo il Time]

Siamo persone dell’anno, cazzo.

Scusate ma io mi devo vantare per #quellavoltache. #metoo esisteva già, ma l’hanno rilanciato tre giorni dopo il nostro, quindi siamo anche noi persone dell’anno.

[ora ci spiega perché]

Sempre in quel gruppo di Facebook, c’è questa ragazza che si chiama Giulia Blasi; lei è una scrittrice, una giornalista molto attiva sul fronte femminismo. Era uscita la storia di Weinstein e Asia Argento [Il 10 ottobre Asia Argento ha accusato Harvey Weinstein di uno stupro successo nel 1997, seguendo le accuse di molestie sessuali da altre attrici], quindi Asia che è una gran puttana e vuole solamente ricominciare a lavorare, così lo dice 20 anni dopo.

Giulia ha scritto nel gruppo proponendo di fare qualcosa per dare man forte ad Asia, a prescindere da quello che pensiamo di lei. Cioè, per me Asia Argento è una cretina, nella vita in generale, non sono fan del suo lavoro, però se la stessa cosa fosse successa a Barbara D’urso, la persona che odio di più al mondo, comunque sarei stata dalla sua parte, lì devi prescindere da quello che pensi della persona. Ci siamo chieste come poter far passare il messaggio di supporto ad una donna che denuncia un fatto del genere. Io ho detto che avevo pensato a questo hashtag #quellavoltache e lì è partito tutto. Io ho lanciato l’hashtag su Instagram, le altre su Twitter ed è partito questo macello, la cosa ci è scoppiata in mano, abbiamo cominciato a ricevere testimonianze di migliaia di donne italiane.

In realtà noi non volevamo che le persone ci raccontasse le loro esperienze, perché se non le racconti un motivo c’è, è proprio questo il punto: perché non le racconti? Da ‘mi ha molestato mio zio e quindi a casa non sapevo come dirlo’ a ‘volevo dimenticarlo’, ‘ho paura perché questo mi ha minacciato’, ‘ho paura di ritorsioni sul lavoro’ o di essere licenziata… ci sono delle motivazioni valide.

Weinstein era il più grande produttore americano, è ovvio che tu stronza di 20 anni non ti metti a dire ‘questo ha voluto che gli facessi un pompino’, ma mi sembrava così normale la cosa.

Siamo rimaste sconvolte dalla quantità di persone che hanno raccontato di aver subito delle molestie, e anche parlandone tra di noi ci siamo rese conto che veramente qualunque donna che esista al mondo ha subito almeno una volta una molestia, che non deve essere per forza fisica. Per me quello che si fa le pippe sulla 90 davanti a me mi sta molestando, punto. Quello che mi mette la mano sul culo sull’autobus mi sta molestando. Quindi s’è parlato dalla cosa più piccola alle violenze vere. Lo sappiamo tutti che c’è una differenza tra una molestia e una violenza, ma il punto è che è successo veramente a tutte.

Asia l’ha preso come un’azione di supporto, ha usato l’hashtag. è stato assurdo perché quando fai una cosa su internet sai sempre che arriveranno i rompicoglioni e saranno tanti, invece qua è stato 90% di riscontro molto positivo e 10% di gente che proprio non ha capito. C’è sempre quello che ti dice – Oh se uno ti dice ‘ciao bella’ per strada non è una molestia – non sei tu a deciderlo. Se io la vivo come tale è perché lo è. Se io per fare 1 km a piedi mi devo sentire 40 volte lo stronzo che mi dice che c’ho un bel culo, alla quarantesima mi giro e gli do una pizza, non ce la faccio più, chiamo i carabinieri.

Secondo me l’uomo poteva prendere questa cosa come un ‘raga, è vero, questi uomini sono una merda, io non lo sono, vi supporto’. Io avrei voluto vedere quella roba lì, e invece no, invece l’uomo medio era quello che ‘non sta a rompe il cazzo perché non è che siamo tutti così’. Con questo commento non me lo stai dimostrando.

Poi ti dicono che queste cose tu le racconti solamente per ricevere i like, per farti dire ‘poverina’. Sì, perché a me me va proprio de raccontà di quello che m’ha messo la mano sul culo o di quello che la sera del mio compleanno m’ha seguita fino sotto casa e ho dovuto chiamare i carabinieri, è proprio una cosa che mi piace rispolverare dalla mia testa. Non ce la faranno mai raga, non ce la faranno neanche con tutte ste battaglie che stamo a fa.

Però è andata molto bene, adesso esce il libro [è uscito l’8 marzo ed è questo] che raccoglie tutte le testimonianze delle storie che ci hanno raccontato.

Il movimento Me Too esisteva già da anni [dal 2007, lanciato dall’attivista Tarana Burke per aiutare le vittime di molestia e violenza sessuale attraverso la sua organizzazione no profit Just Be Inc], ma Alyssa Milano l’ha rilanciato come hashtag 3 giorni dopo #quellavoltache, comunque dopo di noi. L’ha lanciato ed è diventato un movimento mondiale. Per cui quando ho visto la copertina del Time [che ha nominato ‘Persona dell’anno’ 2017 le ‘Silence Breakers’, tutte le donne che hanno condiviso storie di violenze e aggressioni sessuali lanciando il movimento #MeToo] ho pensato che siamo pure noi #metoo, quindi sono Persona Dell’anno del Time anche io, cazzo!

Avemo finito? che io so congelata.

[Abbiamo finito, mica vuoi farla incazzà]

[Silenzio. Poi il fattaccio.]

No, scusa, ma cioè, mi hanno di nuovo sloggata da Facebook per la stessa battuta dell’altra volta? Ah no, per lo screenshot, mi hanno bloccata 24 ore da Facebook. Ma guarda te. Cioè, per lo screenshot del post dell’altra volta.

[Fine.]

Questa è Denise. Se volete scambiare due chiacchiere con lei la trovate virtualmente qui a farsi le story e qui a non farsi bannare, e in carne e ossa in giro per Milano ma soprattutto sulla 90, al Magnolia e a casa sua a guardare Netflix. Un consiglio: non ditele che state bene da sole con il gatto e non levatele sta tessera della buona femminista, ché se la merita.


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