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Un po’ di educazione sessuale, per piacere

Un po’ di educazione sessuale, per piacere

educazione sessuale con le emoji

Se anche voi avete ricevuto qualche lezione di educazione sessuale come parte della formazione scolastica, tutto quello che vi è stato insegnato sul sesso può essere brevemente riassunto così:

Scena dal film Mean Girls su educazione sessuale
– Non fate sesso. Perché se no rimarrete incinte e morirete.
La scena è tratta dal film Mean Girls. La lezione sul sesso sicuro continua con – Non fate sesso nella posizione del missionario. Non fate sesso in piedi. Non lo fate e basta, promesso? Ok, ora prendete dei preservativi.

Il mio personale percorso di Educazione Sessuale è cominciato tra i banchi delle medie, dove la prof di italiano giocava a fare la confidente-amica-educatrice affrontando temi random approssimativamente legati alla sessualità. Di quelle edulcorate lezioni ricordo riferimenti alla polluzione notturna (= umidi bagni di piacere per lui), conversazioni sulle mestruazioni (= umidi sbalzi di umore e fastidi per lei) e preziosi consigli di igiene intima.
Pizzicando la ‘R’ e mimando gesti didascalici, la prof-amica consigliava ai maschietti di lavarsi il pene avendo cura di retrarre il prepuzio (lo strato di pelle che riveste il glande) per non incorrere nella creazione di una ‘cremina biancastra maleodorante’ simile al formaggio andato a male, e alle femminucce l’uso di due mani diverse durante il bidet, una per lavare davanti e l’altra per lavare dietro, onde evitare il trasporto di batteri dalla zona anale a quella vaginale.

A quella manciata di ore imbarazzanti sono seguite un paio di gite al consultorio locale, dove una spirale passava di mano in mano tra un branco di ragazzini svogliati che fingevano interesse mentre la ginecologa illustrava i metodi di contraccezione e passava in rassegna gli avvertimenti sui rischi di contrazione delle peggiori malattie sessualmente trasmissibili.

Più o meno la stessa cosa si è ripetuta qualche anno dopo, nell’auditorium delle superiori, dove una ginecologa era stata invitata a parlare di sessualità e alla quale ci saremmo dovuti sentire liberi di fare domande, confortati dalla sua spigliatezza e simpatia. Nonostante un approccio intenzionalmente espansivo e invitante al dialogo, i temi ruotavano sempre intorno ai rischi e pericoli del sesso e la verginità era simpaticamente trattata come qualcosa che le ragazze dovevano difendere e i ragazzi conquistare.

scena da Mean Girls sulla clamidia
– Alla vostra età avrete tantissimi stimoli. Vi verrà voglia di spogliarvi e di farvi toccare. Ma se vi farete toccare vi prenderete la clamidia e morirete.

Fortunatamente (non per me) l’educazione sessuale passa anche per le mura di casa e le conversazioni in famiglia.
A casa mia l’argomento ‘sesso’ è sempre stato sviato con destrezza. Mio papà ha sempre archiviato quella parte di educazione come ‘robe da donne’ sollevandosi moralmente dall’onere e penso debba ancora fare i conti con il fatto che io non sia un essere asessuato (la sua filosofia di vita è: se non ci pensi e non lo vedi allora non esiste). Mia mamma approccia all’argomento in maniera random e bizzarra, passando da far finta di nulla a lanciare timidi messaggi di – fai attenzione / usa la testa / non tornare a casa incinta – a menzionare il sesso anale durante una cena qualsiasi. Ricordo di quando ha rotto il silenzio con un – ah, ti ricordi tizia? si è lasciata con il ragazzo perché lui voleva sempre avere rapporti anali – in un tentativo di far vedere che è in grado di trattare il sesso come un normale argomento di conversazione (seguito da una risata nervosa e altro silenzio). Forse ha menzionato il preservativo un paio di volte. La sua azione più eroica e avanguardista (almeno nella sua visione del mondo) è stata mettermi tra le mani (senza alcuna spiegazione) un libro illustrato dal titolo La mamma ha fatto l’uovo, che spiega chiaramente che il papà ha un ‘tubetto’ che va infilato nel ‘buchino che sta nella pancia della mamma’.

pagine interne del libro 'La mamma ha fatto l'uovo'
La mamma ha fatto l’uovo, Babette Cole, Emme Edizioni

Oltre alla scuola e ai genitori, tutto quello che mi rimaneva era qualche scena di sesso in tv e i consigli di fini prodotti editoriali di punta degli anni ’90 rivolti ai ragazzini.
Nascondermi in cucina per la vergogna mentre Jack e Rose ci davano dentro nella macchina parcheggiata nella stiva del Titanic in una sera a casa con papà non è stato molto d’aiuto. Così come non lo è stato leggere la posta del cuore del Cioè, contenitore di perle di stoltezza popolare e dubbi insensati del calibro di ‘Quando una ragazza non è più vergine, può usare gli assorbenti interni o questi si disperdono nel corpo?’. Le cose migliori che il giornalino con la copertina adesiva aveva da dare erano gli allegati, nel mio caso un set di braccialetti glitterati e una guida su come baciare che ho consumato a forza di sfogliare le pagine e memorizzare i consigli mentre attendevo con ansia il primo bacio con la lingua.

Tutto quello che sapevo del sesso prima di cominciare a farlo arrivava da queste discutibili fonti di disinformazione, e tutte sembravano essere d’accordo sul fatto che, se proprio avessi dovuto farlo, sarebbe stato meglio il più tardi possibile, con qualcuno di meritevole, senza mai dimenticarmi dei rischi e delle malattie.

Così sono cresciuta nella speranza e nell’attesa di concedermi a un ragazzo serio, che sapesse come lavarsi il pene, a cui far piantare la sua bandierina sul mio imene in condizioni di sicurezza.


Dal film Mai stata baciata. Lezione di educazione sessuale con i preservativi e le banane.

Timida e inconsapevole, ho approcciato il primo rapporto sessuale sperando che non facesse troppo male, che non fosse troppo sanguinolento e che potesse trasformarsi in un ricordo almeno decente (i perfetti presupposti per un’asettica notte di incerta penetrazione con sottofondo di ansia).

All’alba dei 20 anni, persa nel ruolo della brava ragazza che si era concessa a una sola persona, impegnata in una relazione seria, pensavo che ogni esperienza sessuale iniziasse con la penetrazione e finisse con l’eiaculazione. E che se quello non mi piaceva mi sarei dovuta arrendere al fatto che ci fosse qualcosa di sbagliato in me.

[Certo mi facevo delle domande ed ero curiosa, ma la mia curiosità verso il sesso orale era stata spazzata via da un ‘cosa fai?’ forzatamente ironico e sinceramente carico di giudizio una volta che la mia testa ha provato a scivolare oltre l’ombelico.]

Quelle vane ore di ‘educazione sessuale’ non solo non mi avevano preparata a vivere una vita sessuale minimamente soddisfacente, ma mi avevano caricata di pressione e messa nella condizione mentale di subire passivamente la sessualità, completamente inconsapevole di cos’avessi tra le gambe e cosa farci. Tutto quello che (secondo la scuola, la famiglia e la società) avrei dovuto fare era scegliere con la testa la persona del sesso opposto con cui schivare malattie e gravidanze fino al giorno in cui avrei finalmente adoperato il mio apparato genitale per la funzione per la quale era stato biologicamente progettato: sfornare figli.

Oggi, a distanza di vent’anni dai discorsi sulle cremine maleodoranti, poco o niente è cambiato e l’educazione sessuale nelle scuole, quando è prevista (in Italia non è neanche obbligatoria! Scempio.), è ancora ferma su una rappresentazione peggiorativa del sesso; arbitrariamente focalizzata sui rischi e sulle conseguenze di qualcosa che è trattato come perverso e pericoloso; superficialmente limitata alle ‘misure di sicurezza’ per evitare gravidanze indesiderate o malattie potenzialmente mortali; nebbiosamente circoscritta alla penetrazione e al rapporto di tipo eterosessuale.

emoji penetrazione

Il rischio che si corre continuando a diffondere un’educazione alla sessualità incompleta e fuorviante non si limita alla possibilità che i ragazzini apprendano il sesso dalle maratone di porno online, becero, gratuito e accessibile.

Il rischio reale è che bambini e bambine (ci si accorge presto di avere un corpo che reagisce agli stimoli, giusto?!), ragazze e ragazzi, vengano lasciati privi delle informazioni necessarie a compiere delle scelte consapevoli e utili a sviluppare una relazione sana con il proprio corpo e con gli altri, completamente abbandonati a se stessi e alle uniche opzioni di affrontare il sesso per tentativi ed errori o di subirlo per compiacere il desiderio di qualcun altro.

Questo scenario apocalittico è particolarmente penalizzante per le portatrici di vagina, educate a subordinare il proprio piacere a quello maschile e a mostrare disinteresse nei confronti della sessualità, pena il rischio di esporsi a sprezzanti giudizi.

Mi fa sorridere (amaramente) pensare che tutti gli incontri di ‘educazione sessuale’ a cui ho assistito fossero tenuti da donne e che nessuna abbia mai provato a dire qualcosa che potesse concretamente aiutare le ragazze ad affrontare la sessualità con meno imbarazzo e più soddisfazione. Mi chiedo se siano vittime della stessa pessima educazione sessuale e di penetrazioni insoddisfacenti o solo vittime di un sistema ipocrita che espone chi parla di un sesso non correttamente edulcorato tra le mura scolastiche alle critiche e alla gogna mediatica.

Per tutti questi motivi è fondamentale lavorare da subito ad un’educazione sessuale olistica / onnicomprensiva (/ chiamatela come volete) e diffondere una cultura positiva della sessualità, partendo da quello che di positivo c’è nel sesso.

L’unica via percorribile è inserire i ‘rischi e pericoli’ in un quadro più ampio che includa tutto quello che è stato arbitrariamente omesso, partendo dalla componente fondamentale del sesso: il Piacere.

Viaggio alla ricerca del Piacere

emoji-piacere

Tanto per cominciare, parlare di sessualità senza parlare di piacere non ha senso e non spiega come mai le persone ‘dovrebbero’ fare sesso.

Il ragionamento è elementare. Nel momento in cui i programmi di educazione sessuale spiegano unicamente come fare sesso proteggendosi dalle malattie ed evitando gravidanze, stanno insegnando a fare sesso sicuro per uno scopo diverso da quello riproduttivo. Viene naturale chiedersi quale sia l’altro scopo per cui fare sesso. Per quale motivo se non per il piacere (di fare sesso)?

Un’educazione cieca e approssimativa porta con sé delle conseguenze rischiose: omettere il piacere dal discorso sulla sessualità significa trasformarlo in un ‘argomento proibito’ e un fenomeno socialmente meno accettabile; parlare di sesso esclusivamente in termini di rischi e pericoli porta ad associarlo con il pericolo. Non sarebbe più sano associarlo con il divertimento e il benessere?

L’educazione sessuale dovrebbe essere utile a costruire una vita sessuale felice e soddisfacente e questa non può che passare dalla ricerca e dal raggiungimento del piacere.

La ricerca del piacere è un percorso fondamentale della vita di ogni individuo e un diritto degli uomini tanto quanto delle donne. Eppure la comune rappresentazione del sesso è ancora annebbiata dagli stereotipi di genere, ferma sulla contrapposizione tra il ruolo attivo e di predominanza dell’uomo e quello passivo e di subordinazione alla donna.

Espandere il vocabolario dell’educazione sessuale e alimentare un dialogo aperto intorno ai concetti di piacere, desiderio, benessere significa anche crescere future donne libere di esprimere la volontà di stare bene e di ricercare il piacere senza doversi giustificare e correre il rischio che la propria immagine venga screditata.

Il Piacere di viaggiare: quando il sesso è bello 

orUna volta che spostiamo l’attenzione sul piacere e siamo tutti d’accordo che fare sesso sia bello, piacevole e divertente (per entrambi i sessi), siamo finalmente liberi di partire verso l’esplorazione della sessualità con direzione benessere.

Allora il sesso diventa anche creativo e non è più solo una questione di infilare-un-pene-in-una-vagina ma di sperimentare e scegliere tra infinite opzioni di godimento.

Se qualcuno si fosse scomodato a dire che fare sesso significa anche accarezzare, massaggiare, toccare, baciare, leccare [tutte cose che danno immenso piacere e che non hanno conseguenze che ti stravolgono la vita dopo 9 mesi], oggi saremmo tutti più esplorativi e soddisfatti (e tante meno accidentalmente incinte).

Se smettessimo di assumere che la penetrazione sia il modo standard di fare sesso, potremmo anche favorire la comunicazione e affinare la buona abitudine di parlare di sessualità con il partner e negoziare la strada condivisa verso la ricerca del piacere, decidendo insieme cosa fare, come, per quanto e a chi, comunicando desideri e fantasie e perseguendo il benessere reciproco.

Solo a scriverlo, mi sembra già di vivere in un mondo migliore. 

Destinazione Orgasmo

Se estendiamo il vocabolario dell’educazione sessuale al Piacere, possiamo anche aggiungere una parola sotto la O: Orgasmo, una delle forme di espressione del piacere.

Nonostante sia raro conversare sull’orgasmo, è piuttosto frequente incappare nelle sue rappresentazioni veicolate dai media attraverso film e serie tv. Il problema è che sono tutte ugualmente stereotipate e scorrette, erroneamente centrate sul piacere maschile. Che si tratti di un video porno o di un film d’autore, l’orgasmo maschile è solitamente un’espressione di godimento e quello femminile uno strumento di appagamento dell’ego maschile che segue un copione di ansimi plateali.

Ovviamente c’è un motivo per cui lo squilibrio pende a favore dei pene-dotati: l’orgasmo maschile coincide (quasi sempre) con l’eiaculazione, ed è quindi funzionale alla riproduzione; quello femminile, invece, è pura manifestazione di piacere, e quindi screditato per motivi di ordine religioso, culturale, eccetera. (anche se in realtà l’orgasmo può facilitare l’inizio di una gravidanza).

C’è anche un altro problema. Secoli di riduzione dell’atto sessuale alla penetrazione hanno causato quello che si chiama ‘orgasm gap, cioè il divario tra uomini e donne nella capacità di raggiungere l’orgasmo (ne avevo parlato qui). Diversi studi e ricerche hanno osservato che gli uomini raggiungono l’orgasmo più spesso delle donne, soprattutto nei rapporti eterosessuali. Il perché è molto semplice: il 75% delle donne non riesce a raggiungere l’orgasmo esclusivamente attraverso la penetrazione, senza nessun tipo di stimolazione clitoridea.

Masters of Sex 1x06 Masters of Sex – Stagione 1, Episodio 6. Virginia registra e compara le risposte fisiologiche di Jane alla stimolazione vaginale e clitoridea.

Scena da Masters of Sex 1x06

– Il mio clitoride ha battuto la mia vagina?

Scena da Masters of Sex 1x06

– Non è una follia?

Includere l’orgasmo nella conversazione è un modo per riportare equilibrio e parità nel piacere sessuale.

Giusto per essere chiari, ricercare il piacere non significa dover raggiungere l’orgasmo a tutti i costi; ma sapere che l’orgasmo è una meta raggiungibile e che ci si può arrivare da strade diverse rende l’esperienza di viaggio più interessante.

Orgasmo o no, per farsi strada verso il piacere c’è bisogno di impegno e creatività da parte di entrambi i sessi: [il sesso può essere una gran figata, ma questo non implica che debba essere anche semplice.] E questo ci porta a fare i conti con il clitoride.

L’acceleratore del piacere femminile: il Clitoride

Se per ogni volta che in un edificio scolastico è stata pronunciata la parola imene fosse stato menzionato anche il clitoride, probabilmente questo articolo sarebbe completamente superfluo. (qui avevo parlato della fissa sull’imene)

E invece le lezioni di anatomia hanno sempre avuto un debole quasi maniacale per quello che sta all’interno della vagina, che è funzionale alla riproduzione o alla protezione della verginità, negando l’esistenza di tutto quello che sta fuori e che, nell’insieme, si chiama vulva.

Vittima di questa formazione selettiva e miope, il clitoride è sempre stato tagliato fuori dai discorsi. Il motivo è sempre lo stesso: non ha un ruolo fondamentale nella riproduzione ma serve apparentemente al solo scopo di provare piacere.

Orange is the new black 2x04 Laverne spiega dov'è il clitoride
– Questo è il vostro clitoride
Orange Is the New Black – Stagione 2, Episodio 4. Laverne spiega alle altre detenute dov’è il clitoride e prosegue con:
– Allora signore, voglio che ognuna di voi vada a letto stanotte e impari a conoscere la sua micetta (chachas nella versione originale!)

Non solo il clitoride è l’organo femminile più simile al pene maschile, ma per la maggior parte delle donne è il centro del piacere.

Far finta che non esista ed evitare di parlarne significa preparare le ragazze ad avere rapporti sessuali insoddisfacenti quando non dolorosi, alimentando la frustrazione di non riuscire a stare bene e l’ansia nell’approccio al rapporto sessuale, e aprendo la strada verso la possibilità di sviluppare disturbi sessuali di associazione tra rapporto sessuale e dolore. Un disastro su tutta la linea.

Il percorso turistico del piacere: la Masturbazione

Ora che sappiamo che il sesso è bello e il treno del piacere non ferma solo alla stazione Penetrazione, possiamo finalmente partire all’esplorazione del nostro corpo consapevoli del fatto che la masturbazione sia un atto naturale, sano e bello. Non solo per gli uomini. Non solo per i single. Non solo per i disperati.

Oggi che ho i sex toy esposti in soggiorno, non riesco quasi a capacitarmi di aver passato anni a convivere con i sensi di colpa che emergevano puntuali dopo ogni volta che provavo ad ascoltare e rispondere ai segnali del mio corpo concedendomi un momento di piacere solitario. Avevo sviluppato un sistema di autopunizione alla Dobby, solo che invece di tirare testate contro il muro mi torturavo psicologicamente chiedendomi a me stessa, con aria di sfida, ‘e adesso?’ ‘perché l’hai fatto?’. Come se provare piacere e stare bene fosse sbagliato e non potesse essere una motivazione sufficiente e plausibile ai miei gesti.

Oggi so che la masturbazione è una forma di conoscimento del proprio corpo e di benessere, ma se qualcuno si fosse sforzato di dirmelo prima mi avrebbe evitato un sacco di paranoie inutili.

La masturbazione è l’unica strada percorribile per diventare consapevoli di cosa ci piace, cosa ci fa stare bene, come risponde il corpo alle stimolazioni e cosa chiedere ai nostri partner per stare bene.

Masturbarsi significa prendersi cura in prima persona del proprio piacere senza aspettare che sia qualcun altro a farlo (nel modo sbagliato). Se non sappiamo cosa fa stare bene il corpo in cui viviamo ogni giorno, come possiamo pensare che lo sappia qualcuno che non l’ha mai neanche visto prima?

Mi rendo conto che parlare di masturbazione sia ancora un tabù, soprattutto per le donne, e che la maggior parte pensi che provare piacere da sole (= senza un uomo) sia triste e sbagliato.

Ecco perché qualche tempo fa ho scritto un articolo molto cauto sull’argomento (Cos’è la masturbazione? Parliamo di quella femminile), e un altro che invita le donne a esplorare la propria intimità spingendosi anche oltre i percorsi turistici ed avventurandosi in ogni curva del corpo (Nel Mese della Masturbazione, su e giù per i monti di Venere).

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Grace and Frankie – Stagione 3, Episodio 3. Grace and Frankie scartano i primi esemplari dei loro vibratori ‘Ménage à Moi‘ progettati per donne anziane.

Includere la masturbazione nell’educazione sessuale è basilare per crescere donne consapevoli di avere il diritto di provare piacere senza usare una persona attaccata ad un pene come giustificazione e uomini che non temano che se una donna si masturba è perché pensa di non avere bisogno di un uomo.

Smetterla di dare per scontato che tutti gli uomini si masturbino e che nessuna donna lo faccia è  un altro buon punto da cui partire per intraprendere il tragitto verso il miraggio della parità e uguaglianza di genere.

Regole di comportamento verso i compagni di viaggio: il Consenso

Continuando ad associare il sesso con valori negativi, limitando l’educazione a rischi e pericoli, si finisce per assumere che il sesso mediocre, poco piacevole o addirittura doloroso rientri in una condizione di normalità, così come anche le situazioni meno sicure (e non consensuali) che in quest’ottica sembrano più socialmente accettabili.

Parlando di sessualità in termini di piacere possiamo educare le persone a cercare e ad accettare solo esperienze sessuali positive e piacevoli e a riconoscere e rifiutare quelle potenzialmente pericolose.

In questo nuovo contesto diventa fondamentale includere il consenso nell’educazione sessuale e insegnare a riconoscere e rispettare i confini delle persone.

Oggi più che mai il consenso è uno strumento utile a contrastare gli episodi di molestia e violenza sessuale e a trasmettere la reciprocità del rispetto e il valore inviolabile della libertà.

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Big Mouth – Stagione 1, Episoio8. Daniel continua a spingere la testa di Lea per forzarla a praticargli la fellatio mentre lei si rifiuta. L’episodio porterà ad una conversazione sul tema del consenso.

Educare al consenso significa non solo insegnare il significato e il valore di ‘sì’ e ‘no’ ma crescere degli individui responsabili e liberi di accettare, cercare o rifiutare il coinvolgimento in attività sessuali con sicurezza e senza imbarazzo, e capaci di riconoscere, rispettare ed accettare il rifiuto.

È importante sapere che il consenso non è una singola conquista ma un processo che implica una comunicazione aperta e continua tra i partner a proposito di desiderio e piacere.

Non tutte le strade portano all’eterosessualità

In ambito scolastico, penso di avere sentito parlare di omosessualità (riferita esclusivamente ai maschi gay, naturalmente) solo sporadicamente e negli stessi termini in cui si parlava dei ‘neri’ e ogni altra minoranza. Ho sicuramente imparato che essere razzisti è sbagliato e avere rispetto di tutti gli individui è giusto. Ma anche che i gay (e i neri) sono pochi e che per semplificazione si tende a considerare solo le maggioranze e dimenticarsi delle minoranze.

Credo che si possa fare molto meglio di così e che il discorso sessuale debba essere esteso a tutti i generi e gli orientamenti.

L’educazione sessuale attuale è completamente cieca nei confronti di tutto quello che è diverso dall’approccio eterosessuale alla sessualità e dal dualismo maschio-femmina e ignora l’esistenza di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e asessuali (eh già, esistono anche loro e sono tra noi).

Non solo. Per peggiorare le cose, propone l’eterosessualità come unica opzione concepibile e normale, con la grave conseguenza che ogni cosa diversa venga implicitamente catalogata e liquidata come anormale o deviante. Il tutto ha l’effetto di escludere chiunque non si riconosca nel comportamento eterosessuale (e nel ruolo di genere) e di alimentare la paura e il rifiuto nei suoi confronti esponendolo al giudizio e alla discriminazione.

L’educazione sessuale deve necessariamente essere inclusiva di tutti i generi e gli orientamenti sessuali e tutelare la sicurezza e la salute di tutti gli individui, contribuendo a demolire falsi miti e stereotipi e costruendo le basi per una perfetta uguaglianza e parità sessuale.

La cosa più triste è che oggi, solo a leggerla, questa opzione non sembra neppure futuribile.

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Sense8 – Stagione 2, Episodio 1. Le vite dei protagonisti si connettono in un’orgia polisensoriale che superare le barriere fisiche, culturali, sessuali e di genere.

Destinazione miraggio: un futuro migliore

È chiaro che la strada verso un’educazione sessuale onnicomprensiva sia ancora lunga, ma questo dovrebbe funzionare come motivazione a invertire immediatamente il senso di marcia.

Se io oggi mi trovo ad esplorare la sessualità con libertà, curiosità e divertimento, alla ricerca del piacere, è grazie a un uomo illuminato (e paziente!) da cui ho imparato che il sesso è una parte fondamentale della vita che ha molto a che fare con il piacere e molto poco con la vergogna e i sensi di colpa, e che il mio piacere non è secondario a quello di nessun altro.

Io mi considero fortunata per questo, ma non possiamo sperare che tutti abbiano la fortuna di inciampare in uomini e donne illuminati (è la mamma dei cretini che è sempre incinta, non quella degli illuminati).

Meglio aiutare bambini e ragazzi a brillare di luce propria e farli andare in giro per il mondo a testa alta, consapevoli delle responsabilità e dei rischi ma anche sicuri di se stessi e certi di che cosa vogliono e come ottenerlo, nel rispetto di tutti.


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