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Dal divano alla spiaggia nudista parlando di vulve

Dal divano alla spiaggia nudista parlando di vulve

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Uno dei motivi per cui ho trovato particolarmente piacevole ed interessante partecipare al progetto I SHOW FLAG è stata la possibilità di trascorrere del tempo con persone intelligenti e dotate di grande apertura mentale con le quali scambiare pensieri senza nessun limite di argomento.

Per sapere cos’è successo durante il mio viaggio a Francoforte per realizzare il calco della vulva leggi l’articolo: Da I SHOW FLAG, dove la mia vulva è diventata un’opera d’arte.

Una delle persone che ho incontrato è Libby, una ragazza americana che vive in Inghilterra e ha preso un volo per la Germania esclusivamente per realizzare il calco della sua vulva. 

Con lei ho chiacchierato di sessualità, autostima e amore per il proprio corpo (vulva compresa).

Qui sotto tutta la chiacchierata: iniziata su un divano e finita sui sedili della macchina mentre ci dirigevamo verso una spiaggia naturista nei pressi di Francoforte sulla strada del ritorno.

Potete leggere altri pensieri sul suo blog Saluting The Sister Ship dove racconta del viaggio alla scoperta di sé stessa dopo 2 figli, un divorzio e un trasferimento intercontinentale.

Come hai trovato I SHOW FLAG?
Su Instagram.

Stavi cercando qualcosa in particolare o...?
Credo sia spuntato fuori nel mio feed. Mi sono iscritta a diversi contenuti riguardanti la sessualità femminile, I SHOW FLAG è comparso e ho pensato che fosse interessante vedere dei calchi di parti del corpo femminile.

Perché hai deciso di partecipare al progetto?
Ero fuori con un’amica a bere qualcosa e stavamo parlando di sesso e dei nostri corpi, e ad un certo punto le ho detto – Hey, hai visto questo artista su Instagram, I SHOW FLAG? Realizza i calchi delle vulve e penso di aver letto che cerca volontarie, dovremmo prendere il primo volo per Francoforte e farci fare i calchi delle nostre vulve -. Purtroppo lei non poteva lasciare l’Inghilterra in quel momento. Ricordo che il giorno seguente mi sono svegliata e ho pensato ‘Ho a disposizione un mese intero per fare quello che voglio mentre le mie figlie sono in America, e questa sembra una buona idea. Andrò a Francoforte a fare il calco della mia vulva’. Così ho scritto a Mirko chiedendogli se stesse ancora cercando volontarie e dicendogli che avrei preso un volo per Francoforte apposta per quello.

Questa scelta è collegata in qualche modo ad un momento particolare della tua vita?
Si, ho divorziato di recente. Mi sono trasferita in Uk nel mezzo del divorzio in modo che le mie figlie potessero rimanere vicine al padre che è stato dislocato lì per lavoro. È stato un anno incredibilmente difficile per me, ma anche di grande cambiamento ed emancipazione, e parte del mio viaggio è passato dalla scoperta della mia sessualità, di cosa significhi per me e di come io la intenda. Prima ero abituata a definire me stessa in relazione agli altri, la mia sessualità in relazione all’uomo con cui stavo e non mi sono mai praticamente data un’identità esclusivamente in relazione a me stessa. Quindi ho pensato che il progetto I SHOW FLAG riguardante la creazione di calchi di vulve potesse essere un buon modo per entrare in contatto con me stessa, la mia femminilità e riscoprire cosa significhi per me.

Penso che sia una scelta abbastanza coraggiosa e che una donna debba avere una certa sicurezza del proprio corpo o sentirsi in qualche modo a proprio agio per essere pronta per questo tipo di esperienza. Tu sei contenta e sicura del tuo corpo?
Vuoi dire che devi essere un minimo sicura prima di spogliarti di fronte ad un estraneo e fargli realizzare il calco della tua vulva!
Ho ritrovato l’autostima e ho una nuova sicurezza nei confronti del mio corpo. Tutto è iniziato un paio di anni fa e successivamente, nel corso dell’ultimo anno di riscoperta di me stessa, ho raggiunto un livello incredibile di sicurezza. Nonostante questo, nel momento in cui sono arrivata da Mirko e mi sono trovata di fronte tutti i calchi delle vulve, mi sono guardata intorno e ho pensato ‘Non ce n’è neanche uno che sembri simile a me, aiuto, sto per spogliarmi e rimanere nuda di fronte a lui per sentirmi dire – Non posso farlo, mi spiace -‘. Ero spaventatissima e ho provato a dirglielo, poco prima che mi dicesse – Ok, sei pronta? – e io gli ho risposto – Si, MA.. non vedo niente che somigli a me. Temo che con sarai in grado di realizzare il mio calco -. E penso che lui mi abbia risposto – Beh, mi piacciono le sfide -. Mi sono detta ‘Okay’, ma con una certa ansia e titubanza, e ho pensato ‘Cosa cavolo sto facendo? Sono venuta fino a Francoforte e non riuscirà a realizzare il mio calco, ho già scritto su Instagram cosa sto per fare e tutti lo sanno’.
Non ero pronta a questa situazione perché ero partita assolutamente sicura e poi, una volta lì, ero parecchio nervosa. Poi tutto è andato benissimo. Quindi sì, penso che sia necessaria una certa autostima e fiducia in se stessi e una sicurezza nei confronti del proprio corpo.
C’è un’altra cosa che ho trovato interessante e di cui sono rimasta sorpresa. Io so com’è fatta la mia vulva da una certa prospettiva. Ho preso uno specchio e l’ho osservata, quindi so com’è. A dire il vero non mi è mai piaciuto l’aspetto delle mia vulva. Ho la pelle molto scura, non del rosa di quella delle porno star, e qualcuno una volta mi ha anche detto che sembrava ‘sporca’. E poi ho più peli di quelli che penso dovrei avere. Quindi ho una mia sicurezza ma.. è complicato. La relazione con i miei genitali è complicata! Comunque, nel momento in cui ho guardato il calco finito ho pensato ‘Non mi piace..mhm..sono io quella??’. Non è durato molto, penso siano passati un paio di minuti prima che iniziassi a pensare ‘in realtà va benissimo e mi piaccio’.

Perché era diverso da come te l’eri immaginato?
Perché quella ero io. È un po’ come scattarsi una foto e non piacersi. Solo recentemente ho iniziato ad apprezzare le foto di me stessa. L’altra cosa rispetto ad osservare il calco della mia vulva è che durante il parto ho avuto un travaglio piuttosto traumatico e ho spinto talmente forte che come conseguenza una parte di intestino retto è fuoriuscita dalla vagina (credo che si definisca rettocele) e non mi piace come appare adesso la mia vulva. So che è li, nessuno mi ha mai detto – Hey, che problema c’è nella tua vulva? – o – Mi sembra che ci sia qualcosa di strano là sotto -. Non c’è mai stata nessuna sorta di lamentela ma io so che c’è stato un cambiamento. E riguarda la mia sfera intima e personale. E quel pezzetto di intestino è visibile sul calco e non mi piace. Ma devo farci i conti, è lì, ed è in qualche modo unico. Quindi mi ci sono voluti un paio di minuti per arrivare a pensare ‘Mi piace’.
Non pensavo di dover fare i conti con questo genere di pensieri.

È curioso il fatto che tu abbia detto di aver guardato le altre vulve e aver pensato ‘la mia è diversa’. Anch’io sono consapevole dell’aspetto che ha la mia vulva, ma mi sono ritrovata incapace di paragonarne la mia forma a quella delle altre semplicemente guardando gli altri calchi prima di sapere che aspetto avesse il mio
Il fatto è che mentre parlavo con Mirko lui a un certo punto ha indicato un calco specifico dicendomi – Ah, questo è stato un po’ complicato da realizzare perché è molto concavo – e ho pensato ‘Oh cavolo, sono concava’ e la cosa divertente è che in realtà non lo sono affatto, non so perché l’abbia pensato. Voglio dire, è di una cavità che stiamo parlando, è l’ingresso di una cavità del corpo che abbiamo davanti. E io ho anche avuto due parti. Penso che sia solo troppo facile criticare se stessi..e i propri genitali! Anche se ho una certa autostima di certo non mi verrebbe mai da dire – wow, ho una vulva fantastica, guarda! Guarda che vulva! -.

Ti sei sentita a tuo agio durante il processo?
Assolutamente sì.

Come pensi che quest’esperienza influenzerà la tua vita?
È qualcosa che ti dà un sacco di sicurezza e libertà e non me lo aspettavo. La sola decisione di farlo ti rende più forte, e il fatto di non sentirti insicuro rispetto a quello che vedi è incredibile. Voglio dire, ho uno dei calchi nella mia borsa e sto per appenderlo al muro del bagno di casa mia. Chiunque verrà a trovarmi lo vedrà.

E se qualcuno ti chiederà ‘è tuo quello?
Risponderò – Certo! -.

Perché nel bagno?
Il fatto è che.. Nella mia specie di viaggio alla scoperta di me stessa ho realizzato questo servizio fotografico di boudoir grazie al quale ho finito per amare il mio seno dopo averlo detestato per una vita. Mia mamma e mia sorella hanno questi seni piuttosto sodi e piccoli, e anche le mie amiche sembravano avere lo stesso tipo di seno. Il mio seno non è mai stato davvero sodo. E poi i miei capezzoli sono marroni, non sono di questo rosa.. Ma che problema c’è con il colore rosa?
I miei seni sono decisamente più morbidi. Considera che vengo dall’America, la terra della chirurgia plastica, dove se non ti piace qualcosa l’aggiusti con 10mila dollari.
Quando ho terminato il servizio fotografico ho iniziato ad amare il mio seno e non avrei mai immaginato che potesse succedere oltre i 30 anni, dopo 2 figlie, e che avrei cominciato ad apprezzare una parte del mio corpo. Ero convinta che tutto fosse in caduta libera, in discesa. Che poi lo è, le cose sono assolutamente in discesa. A 20 anni non avrei mai immaginato che mi sarei piaciuta di più 10 anni dopo, che il mio corpo sarebbe stato migliore dopo i 30. Il mio seno mi piace di più. Il sesso è migliore. Da ventenne pensavo ‘questo è il meglio che si possa avere’ e non avevo idea che un giorno mi sarei sentita completamente a mio agio nel farmi fotografare con le gambe aperte per un blog sulla sessualità.

È davvero una questione di autostima e sicurezza in se stessi.
Sicurezza, sì, può essere davvero sexy. Pochi mesi fa ho cambiato il mio profilo sulle app di incontri e ho cominciato a dire esattamente cosa voglio. E gli uomini che attiro adesso sono decisamente migliori. Ora scrivo cose tipo ‘Mi chiamerai Bellezza o Miss America’, ‘Mi guarderai negli occhi mentre farai l’amore con me’ e dico quello che sto realmente cercando. Non me n’ero resa davvero conto prima, ma il fatto di sentirsi sicuri cambia tutto, nel momento in cui inizi ad amare te stessa cambia il modo in cui osservi ed approcci ad ogni cosa nel mondo. Penso che questo sia quello che ho provato su me stessa ed è stato fantastico.

La percezione del tuo corpo è cambiata dopo che hai visto il calco della tua vulva?
Si, beh, non sono insicura rispetto ai miei genitali.
Ti piace la tua vulva.
Mi piace la mia vulva, è una vulva fantastica. Il fatto è che di recente ho messo su circa 5 chili. Penso che fino a un anno fa non avrei mai considerato la possibilità di spogliarmi completamente pesando 5 chili in più del solito. E la cosa più bella è che non mi interessa.
Prima avevo quest’idea per cui le cose devono essere perfette prima di procedere a fare qualsiasi cosa. Ma la verità è che le cose non devono essere perfette perché non ha importanza. Non importa a nessuno che io pesi 5 chili in più. E poi perfette per chi? La vita è bella quando è un casino, molto meglio! Chi vuole la perfezione? Io no. Non so nemmeno cosa significhi realmente perfezione.
Mi sento bene. Stiamo andando verso una spiaggia naturista, è fantastico.

Consiglieresti ad altre donne di fare quest’esperienza?
Assolutamente si, consiglierei a chiunque di farlo senza pensarci due volte. Si tratta di sentirsi libere ed è parte di fare semplicemente quello che si vuole fare fregandosene del resto.
Ho due figlie e penso che la cosa più grande che le si possa insegnare sia amare se stesse.
Di recente ho avuto uno scambio di opinioni con qualcuno mentre parlavamo dei nostri figli e lui non era d’accordo con alcune cose, è stato decisamente maleducato e mi ha praticamente detto che pensa che quello che sto facendo, quello che sto consigliando anche ad altre di fare, che sia il servizio di boudoir o altro, sia una sorta di prostituzione. Gli ho risposto che preferirei di gran lunga che mia figlia fosse una whore* felice piuttosto che una dentista infelice. Quindi si, penso che seguire la propria felicità e fare quello che davvero si vuole fare senza pensare al giudizio degli altri possa essere liberatorio.
Penso di aver vissuto tutta la mia vita pensando ‘Come posso aiutare gli altri? Cosa posso fare per migliorare il mondo?’. Sono stata cresciuta con questa prospettiva, concentrando l’attenzione verso l’esterno, verso gli altri, e quello che non capivo è che solo essendo apertamente me stessa e facendo quello che mi sento di fare, esattamente quello che voglio, posso fare di questo mondo un posto migliore. E questo è il mio contributo al mondo: io, così come sono. Perché non c’è nessun’altra me e nessun’altra te, è l’unicità che rende il mondo un posto molto più interessante e felice. Quindi si, assolutamente, fatelo, non ve ne pentirete.

*Qualsiasi traduzione italiana di whore (la meno volgare è prostituta) sarebbe troppo forte e darebbe un’accezione esageratamente negativa all’intera frase, quindi ho preferito lasciare il termine inglese.

Pensi che un’esperienza di questo tipo potrebbe essere utile anche per le giovanissime in un’ottica di elaborare un’immagine consapevole del proprio corpo? Sarebbe scioccante o liberatoria?
Questo è interessante. Se penso a mia figlia come se avesse 15 anni e volesse fare qualcosa del genere: assolutamente! Voglio dire, vedranno la mia vulva appesa al muro per il resto delle loro vite, mi chiedo quale sarà il loro rapporto con il corpo. Probabilmente decisamente più positivo rispetto a quello che io ho avuto con il mio. E spero, penso, che sarebbe bellissimo per delle ragazze potersi sentire a proprio agio. Loro hanno bisogno di tutto il supporto, l’aiuto e ogni sorta di guida in riferimento al proprio corpo, perché è quello il momento della vita in cui inizi ad elaborare l’immagine di te stessa, è quello il momento in cui io ho iniziato a pensare ‘Ho un seno brutto’, ‘Ho troppi peli’ o ‘non sono abbastanza perfetta’. Ma penso che se mia figlia volesse fare qualcosa del genere la sopporterei completamente e sarebbe magnifico. Anche se forse hanno bisogno di passare attraverso una fase difficile per godersi il resto.

Penso che uno dei motivi che potrebbero frenare e spaventare una donna nel partecipare a questo progetto sia il pensiero di essere toccata da un estraneo, uomo. Ti ha mai sfiorato quest’idea durante l’esperienza?
No. Ma è interessante. Sono passata attraverso diversi cambiamenti durante l’ultimo anno. Ho sempre scelto di essere visitata da ginecologhe donne, ho avuto ostetriche donne e mi sono rifiutata di permettere ad un uomo di toccarmi. Adesso ho cambiato completamente punto di vista e penso che anche le donne possano essere delle vere stronze e che la personalità conti molto di più del genere di una persona.
Durante la seconda gravidanza sono sorte alcune complicazioni e ho dovuto farmi visitare da un uomo, un ginecologo, e devo ammettere che mi sono presa una cotta per lui. Era divertente, piacevole, aveva un humour smisurato e questo era in qualche modo qualcosa di eccitante per me. In quel momento ho pensato ‘non ho problemi a far nascere mia figlia con l’aiuto di questa persona’.
Per quanto riguarda il fatto di essere toccata da un uomo.. Mirko mi aveva chiesto se volessi anche realizzare un calco erotico, nell’ottica di mostrare le differenze nelle dimensioni della vulva prima e dopo la stimolazione. Gli ho detto che non ci avevo pensato e che se voleva realizzare il calco potevamo provare e vedere come andava. E mi ha chiesto se preferissi stimolarmi da sola o se volessi che lo facesse lui. Lui pratica il massaggio tantrico, quindi ho pensato ‘perché no?’. Ma poi non sono riuscita a rilassarmi. Era una situazione troppo inusuale in cui non mi sono mai trovata. Dovermi eccitare per uno scopo esclusivamente tecnico, senza alcun tipo di connessione emotiva è troppo strano. È stato piacevole ma il mio corpo non ha risposto granché bene, non c’è stato nessun cambiamento fisico, nessuna lubrificazione o altro del genere.
In merito ad essere toccata da qualcuno.. c’entra anche il fatto che io non mi faccio problemi a delimitare dei confini. Se non voglio fare qualcosa lo dico chiaramente, ma capisco che per alcune donne non sia lo stesso. Lo so perché prima ero una di quelle che non si sentono abbastanza sicure nello stabilire dei limiti chiari nei rapporti con un uomo o altre persone in generale. Quindi se provi imbarazzo nel dire di no o che una cosa non ti piace in qualsiasi situazione in cui ti senti particolarmente vulnerabile, questo è qualcosa che potrebbe spaventare.
Ma c’è da dire che durante il processo Mirko mi ha sempre chiesto se fosse tutto a posto e se potesse procedere, non si è verificato nessun tipo di problematica. E poi non si tratta di niente di sessuale, in nessun modo. Lui era impegnato a mischiare acqua e gesso, e io ho messaggiato per tutto il tempo. Durante la fase pratica di realizzazione dello stampo per il calco lui è davvero impegnato, e poi non è in alcun modo una persona che può sembrare inquietante. Si tratta di un processo squisitamente tecnico e non di qualcosa per cui pensare ‘oh, bello’.

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Qui siamo arrivate alla spiaggia naturista, mio marito alla guida, io a fianco con davanti l’iPad con qualche domanda segnata e lei dietro vicino alla valigia con dentro una vulva di gesso e in mano il microfono per registrare l’intervista. Da quel momento in poi tutto quello che abbiamo fatto è stato prendere il sole nudi, scattarci selfie (contravvenendo ai divieti), mangiare pretzel e salutarci.

A presto Libby!

Per sapere tutto su questo progetto, leggi la mia intervista con l’artista:
I SHOW FLAG – Intervista Nuda all’artista che trasforma le vulve in opere d’arte.


Fotografie I’M


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