Chi ha paura dell’imene?

collage per articolo su rottura dell'imene e perdita della verginità

Per tutto il corso dell’adolescenza la parola imene è stata nominata ripetutamente durante le lezioni di educazione sessuale a tema perdita della verginità e ‘prima volta’.

Come ragazza sono stata messa in guardia su cause e conseguenze della rottura dell’imene, intramontabile simbolo di verginità e innocenza.

Ho imparato che l’imene è una membrana e si può rompere per penetrazione. Che una volta rotto non sei più vergine. Che quando si rompe potrebbe uscire del sangue, e la rottura potrebbe causare del dolore.

Ho imparato ad aver timore dell’imene, a trattarlo come una fragile porticina che, se aperta troppo presto, avrebbe spalancato le porte dell’inferno.

Mi hanno fatto credere che l’integrità morale di una ragazza dipendesse dall’integrità fisica di una fragile membrana posta poco all’interno della vagina. Che l’imene intatto fosse la linea di confine tra le brave ragazze e quelle che la danno via immoralmente al primo che incontrano, meritandosi appellativi poco simpatici e giudizi severi.

Mi hanno fatto credere che l’imene fosse un regalo che noi ragazze avremmo dovuto donare, a tempo debito, e comunque mai troppo presto, al ragazzo giusto. A quello che ti avrebbe trattato bene e si sarebbe impegnato ad iniziare ‘una storia seria’.

Oggi ho trent’anni, e da almeno 10 non sento parlare di questo sottile strato di tessuto quasi inutile. Oggi l’imene non è un mio problema. Care ragazze, non lo sarà neanche per voi. Care donne, vi ricordate dell’imene?

L’imene e la verginità

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Nel corso della storia, culture, religioni e filosofie hanno costruito miti, simbologie e credenze intorno al concetto di verginità, trattandolo al pari di qualcosa di tangibile, verificabile attraverso prove fisiche come la rottura dell’imene e la conseguente fuoriuscita di sangue.

L’imene intatto è diventato così il simbolo dell’innocenza femminile, e la perdita della verginità un fondamentale rito di passaggio.

L’acqua è passata sotto i ponti, le lotte femministe hanno riempito i libri di storia, la rivoluzione sessuale ha fatto il suo corso (ma ce ne vorrebbero almeno altre 2 o 3), ma l’imene continua a fare la sua apparizione negli incubi di molte fanciulle durante una fase dell’adolescenza.

Ancora oggi le ragazze si sentono in dovere di proteggere l’ingresso alla propria intimità e la membrana posizionata poco più oltre fino ad un’età ritenuta accettabile, raggiunta la quale si sentono autorizzate a permettere a qualcuno di varcare la soglia, regalandogli la propria verginità, dopo essersi opportunamente convinte della sua affidabilità e meritevolezza.

Mettiamo in chiaro alcune cose:

Avere l’imene intatto non significa essere vergine, da qualunque punto la si veda.

Avere l’imene intatto può significare solo due cose: non aver introdotto nel canale vaginale qualcosa di abbastanza lungo da aprire un varco, o avere un imene particolarmente elastico in grado di resistere a diverse penetrazioni prima di pervenire a ‘rottura’.

Per definizione essere vergine non significa nient’altro che non avere sperimentato il rapporto sessuale completo (con penetrazione ed eiaculazione).  Punto.

Una definizione peraltro approssimativa e poco rappresentativa della totalità delle donne, in cui difficilmente possono riconoscersi le ragazze che sperimentano la sessualità esclusivamente con altre ragazze e che non praticano la penetrazione. O, per spiegarla con una domanda parecchio gettonata: come fanno le lesbiche a perdere la verginità?

L’imene e la verginità non sono dei doni da consegnare al primo che taglia il traguardo

Ragazze: se volete essere riconoscenti e premiare la persona con cui avete scelto di esplorare la vostra (vostra!) sessualità, donare un sottile strato del vostro corpo non è un modo romantico per farlo.

La parte in assoluto più intima del vostro corpo si trova diversi centimetri più in alto, non è fisicamente penetrabile e si chiama cervello.

Il regalo più grande che possiate fare al vostro partner sessuale, uomo o donna, è dargli libero accesso alla vostra mente, ai pensieri, alle fantasie e ai desideri più profondi. Condividere apertamente quello che vi piace o che vi piacerebbe provare, è una cosa che richiede un grande sforzo di onestà e coraggio in ambito sessuale. E anche quella che molte persone non affrontano per tutto il corso della vita, precludendosi la possibilità di sperimentare il piacere ad un livello intimo, sincero e profondamente appagante.

Il dolore e la perdita di sangue
non sono una regola

La reiterazione sempre identica dei concetti di imene e verginità ha generato e diffuso l’idea che la lacerazione dell’imene abbia come naturale conseguenza la percezione di un dolore fisico e la fuoriuscita di sangue.

La possibilità che l’imene si laceri in modo indolore e in assenza di perdite di sangue (o comunque esigue e trascurabili) esiste ed è la ‘normalità’ per tantissime ragazze.

Al contrario, episodi frequenti di dolori e sanguinamenti vaginali durante i rapporti sessuali non solo non sono una condizione di normalità, ma dovrebbero essere discussi con un ginecologo per individuarne cause e rimedi.

L’abitudine ad associare il sesso con il dolore (quando si parla di sessualità femminile) e a pensare che il sesso sia piacevole per gli uomini molto più che per le donne, non è altro che un ostacolo, per molte donne, ad abbandonarsi al piacere. Nonché causa della sperimentazione stessa di dolore durante il rapporto sessuale: ansia e preoccupazione si ripercuotono a livello fisico ostacolando il rilassamento dei muscoli vaginali e impedendo di accogliere la penetrazione provando piacere.

Vergogna delle ragazze, orgoglio dei ragazzi

Il legame tra imene e verginità, e l’attenzione che gli viene ancora oggi dedicata, non hanno fatto altro che complicare inutilmente il modo in cui le ragazze approcciano alla propria sessualità, e generare ansie e dubbi durante il corso dell’adolescenza per entrambi i sessi.

Se per le ragazze la rottura dell’imene, e la conseguente (potenziale!) perdita di sangue può generare ansia, vergogna e paura, per i ragazzi rappresenta un momento di orgoglio e motivo di vanto per aver piantato la bandierina in un terreno fino a quel momento inesplorato.

A peggiorare le cose contribuisce il posizionamento poco chiaro e difficilmente accessibile dell’imene, e la confusione generale circa la sua funzione. La situazione paradossale che ne può conseguire è quella in cui una ragazza, dopo aver cercato di smaltire l’imbarazzo nel dichiarare la propria verginità, si trovi anche a dare spiegazioni, al ragazzo con cui ha appena sperimentato il suo primo rapporto sessuale completo, del motivo per cui non si è verificata nessuna fuoriuscita di sangue.

Le cose prendono una piega se possibile peggiore quando l’attenzione viene spostata dalla verginità all’esperienza in materia sessuale. Da questo punto di vista l’imene ancora intatto viene stigmatizzato come diretta espressione di una mancanza di esperienza in ambito sessuale. In alcuni casi questo induce le ragazze ad affrettarsi a provocare una rottura nella membrana, e i ragazzi a preferire una partner ritenuta più esperta con cui vivere il primo rapporto sessuale (per poi andare alla conquista di un imene intatto da esporre nella personale bacheca dei traguardi).

La prima volta, l’ultimo traguardo

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L’enfasi posta sul momento della perdita della verginità femminile ha conseguenze dirette, drammatiche, sul modo in cui ragazze e ragazzi immaginano e vivono la tanto temuta, bramata, sognata e chiacchierata ‘prima volta’.

Agli occhi di adolescenti che iniziano ad esplorare la sessualità, il primo rapporto sessuale completo sembra essere il punto di arrivo di un percorso di crescita, l’ultima casella da barrare nella lista di esperienze sessuali da sperimentare con il partner del sesso opposto.

Quello che viene egoisticamente omesso è che si tratta, al contrario, dell’inizio di un percorso di esplorazione e sperimentazione che durerà per tutta la vita e che cambierà continuamente in modo poco prevedibile o costante. È un percorso in parte individuale e in parte di condivisione, che ognuno affronta con modi, tempi e partner diversi.

Sono queste le motivazioni che dovrebbero guidarci a scegliere la persona ‘giusta’ con cui vivere la prima volta. Non qualcuno che si merita in premio una porzione di membrana, ma qualcuno che ha a cuore il nostro bene e con cui noi vogliamo condividere una parte del percorso di sperimentazione e scoperta sessuale. Con un unico scopo: stare bene e far stare bene.

A questo proposito, più che sapere come funziona la rottura dell’imene, sarebbe utile imparare come funzioni il nostro corpo e scoprire come risponda alle diverse stimolazioni, attraverso il conoscimento diretto delle parti coinvolte nella vita sessuale (cervello compreso). 

Pensare alla prima volta con le uniche nozioni confuse di imene e verginità significa indirizzare tutta l’attenzione di una ragazza sul dolore fisico e su un piano di giudizio sociale. E avvicinarsi al primo rapporto sessuale completo con la speranza di non provare dolore e di essere trattata con delicatezza e riguardo dal partner maschile selezionato. Tralasciando e dimenticando tutta la parte emozionante ed eccitante e perdendo di vista il fine ultimo, quello di stare bene e provare piacere.

Se è la prima, è magica

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La prima volta non è magica perché abbiamo scelto bene la persona meritevole della nostra verginità. È magica perché è la prima. Non c’è alcun bisogno di sovraccaricarla di valori simbolici e significati sociali, religiosi e culturali.

La prima volta è un momento che rimarrà nei ricordi di ogni donna e ogni uomo per tutto il corso della vita. Anche se (molto probabilmente, quasi sicuramente) non sarà travolgente e appassionata come ce l’eravamo immaginata, progettata e sognata, sarà in qualche modo magica. 

L’inesperienza con cui si arriva a quel fatidico momento e la mancanza di un modo oggettivo e uguale per tutti di affrontarlo, dovrebbero bastare a generare quella giusta dose di ansia, agitazione e di farfalle nello stomaco capace di rendere tutto misterioso, memorabile ed eccitante.

L’ansia da rottura di imene, l’eventuale perdita di sangue e la preoccupazione di dire addio alla propria verginità per sempre, non dovrebbero varcare la soglia della stanza in cui si svolgerà questo grande atto di coraggio, crescita ed esplorazione.

Quello che gli adulti non dicono

La verità è che avere un imene intatto o perforato non è importante. Per nessuno. E non cambia di una virgola la persona che siete o il giudizio che gli altri dovrebbero avere di voi.

E la verginità è un bene prezioso finché voi lo riterrete tale.  Altrimenti è solo un’etichetta con cui definire una condizione più mentale che fisica. Compito che spetta ad ognuna nei confronti si sé stessa.

Guardare oltre l’imene

Rivedere il concetto di verginità e liberare l’imene da valori simbolici dovrebbero essere il punto di partenza per restituire a giovani uomini e giovane donne la libertà e la curiosità di vivere la propria sessualità.

La verginità di una ragazza dovrebbe essere considerata da un punto di vista personale e psicologico, piuttosto che oggettivo e fisiologico.

La perdita della verginità dovrebbe coincidere con l’inizio della sperimentazione sessuale, definita da ogni atto legato all’esplorazione della sessualità e alla ricerca del piacere sessuale, per entrambi i sessi. Ognuno sarebbe finalmente libero di decidere quando e come perdere la verginità, indipendentemente dall’aver avuto un rapporto sessuale completo.

Avere un imene intatto o no non rende una ragazza più o meno vergine di come essa si senta.

Svincolando l’imene dal concetto di verginità femminile potremmo ridurre il livello di ansia, imbarazzo e incertezza con cui approcciamo alla sessualità nella fase adolescenziale.

L’imene e la verginità non sarebbero più utilizzabili come strumento per definire le donne e quantificarne il valore sociale o per gratificare l’orgoglio maschile.

Guardando oltre l’imene, ci sono parole e parti del corpo che meritano molto di più di essere approfondite, e che non hanno a che fare con il dolore ma con il piacere, di cui la maggior parte delle ragazze non sente parlare ben oltre la ‘prima volta’. Orgasmo e clitoride sono solo l’inizio.

Ora, leggete la seguente citazione rapportandola al mio sproloquio sull’imene: tutto sembrerà più chiaro (e il mio articolo meno utile e troppo prolisso)

"

Continuiamo a andare avanti, aprendo nuove porte e facendo cose nuove, perché siamo curiosi e la curiosità ci guida sempre verso nuovi percorsi.
Fatevi guidare dalla curiosità e non abbiate timore.

"

Le parole son quelle di Walter Elias ‘Walt’ Disney e non hanno niente a che vedere con la sessualità, ma le ho trovare particolarmente efficaci e illuminanti in questo contesto.

Il mio unico messaggio per tutte le ragazze nell’età dell’adolescenza:

Fregatevene dell’imene e siate curiose nei confronti del vostro corpo. Non aspettate che sia qualcun altro ad esplorarlo prima di voi.


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