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Cap d’Agde oasi naturista e libertina: tutta...

Cap d’Agde oasi naturista e libertina: tutta la verità

Spiaggia naturista di Cap d'Agde

Questo articolo è per chiunque si sia chiesto almeno una volta: cosa succede davvero a Cap d’Agde?

Mettetevi comodi, ve lo raccontiamo noi dopo essere stati qui una settimana di troppo (ergo: una settimana).

Cap d’Agde è una località (immeritatamente) turistica del sud della Francia che deve la sua notorietà a un unico motivo: dagli anni ‘70 ospita il villaggio naturista più esteso d’Europa.

È proprio in Francia, sulla spiaggia di Pampelonne, che io e la mia dolce metà abbiamo mosso i nostri primi timidi passi da neo-naturisti. Da allora, da quando abbiamo saggiato il piacere della libertà di presentarci di fronte alla natura senza filtri (leggi “vestiti”) i nostri viaggi sono diventati occasioni per perfezionare la liberatoria arte del naturismo. Come gamer che scalano i livelli di un videogioco, siamo passati dalla spiaggia naturista – dove abbiamo scoperto le gioie di nuotare e prendere il sole nudi – al campeggio naturista (ne abbiamo visitati due diversi in Croazia) – dove abbiamo scoperto le gioie di dimenticare il costume nella tenda e vivere nudi ventiquattro-acca – passando per un bonus level nelle terme naturiste di Colonia in Germania (che ricordiamo come il paradiso sulla terra). Il villaggio naturista sembrava quindi la naturale evoluzione della nostra scalata alla nudità collettiva.

Prima di impostare il navigatore su Cap d’Agde, abbiamo letto e ascoltato decine di recensioni e pareri discordanti di viaggiatori di ogni età e provenienza, senza riuscire a capire dove stesse la verità: per qualcuno si trattava di una meta naturista con una marcia (libertina) in più, per altri un bordello a cielo aperto. Confusi e curiosi, abbiamo deciso di ficcanasare in prima persona.

Il villaggio naturista

Il villaggio naturista di Cap d’Agde è una fetta di terra circoscritta, recintata, regolamentata e sorvegliata che si affaccia sul Mediterraneo, all’interno della quale la pratica della nudità, come da regolamento, è “obbligatoria, meteo permettendo”.

Per accedere al villaggio bisogna registrarsi presso l’ufficio di accoglienza e ottenere un pass: le tariffe del solo accesso variano in base ai giorni di permanenza e a seconda che si decida di soggiornare all’interno o visitarlo soltanto (per una settimana abbiamo pagato 15 €).

Chi vuole dormire nel villaggio può scegliere tra diverse strutture ricettive: appartamenti, residence, hotel, guest house e un campeggio.

Noi abbiamo abbracciato la voglia di evasione e quel briciolo di spirito selvaggio latente e abbiamo optato per il campeggio armati di tenda, micro-tavolo e due sedie a sdraio, new entry della nostra vita nomade e nuovo livello di comfort dopo un trascorso di pasti consumati per terra (o su sedie altrui prestate, credo, per pena).  

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Vestiti e ignari, pronti per il primo giorno di Cap d’Agde

Il villaggio è completamene autonomo e funziona come un micromondo attrezzato con tutti i servizi e le strutture necessarie a un essere umano (nudo) per sopravvivere: supermercato, tabaccheria, cinema, locali, sauna, piscine, bar, banca, farmacia, biblioteca, lavanderia, ufficio postale eccetera. Il tutto incorniciato da un porto e 2 km di spiaggia larga e sabbiosa. Se questo fosse (per davvero solo) un villaggio naturista, l’unica particolarità sarebbe quella di poter vagabondare per tutti questi posti nudi 24 ore su 24. La giornata potrebbe iniziare con una colazione al profumo di beurre, a base di pain au chocolat e caffè gustati nudi nella panetteria del villaggio, e concludersi in un beach club a ballare nudi sui pezzi mixati da un DJ francese semi(s)conosciuto mentre si sorseggia una coppa di champagne.

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Port Ambonne – centro commerciale con negozi e club

Ma il villaggio di Cap d’Agde è celebre soprattutto per un altro tratto distintivo che con il naturismo c’entra ben poco: il libertinaggio. E quindi al cinema non si va per vedere il remake di Dumbo e nei locali si va per scambiare più di due chiacchiere (incredibilmente, anche nel campeggio non si va solo per dormire, ma ci arriviamo).

Immaginate un micromondo di Polly Pocket in versione XXX V.M.18 (Polly Porket, troppo facile, scusate): il cinema è una saletta spoglia dove il porno lo si guarda e lo si mette in pratica; la spa con la sauna è attrezzata con pali per lap dance, altalene del sesso, glory hole e spazi per gang bang; il panettiere vende meringhe a forma di pene che non si possono fotografare; la tabaccheria ospita un corner con libri erotici ispirati dalle avventure libertine di Cap d’Agde (tra i bestsellers: Diario di una pulzella a Cap d’Agde), con tanto di “promoter” che bisbiglia «livres érotiques» appena varcata la soglia; nei negozi di abbigliamento e accessori si va per comprare fruste, corde, catene e ogni altro attrezzo di piacere/tortura immaginabile, collezioni infinite di collari, anelli e gabbie per il pene in metallo, indumenti fetish/retati/bucati/borchiati/frangiati/leopardati/attillati; i souvenir tipici sono bottiglie di vino con etichette maliziose e saponi a forma di pene.

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è sempre l’ora delle meringhe-pene

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Accessori BDSM in vendita in un sexy shop di Cap d’Agde

Le origini: una volta erano tutti prati

Il campeggio René Oltra ha una storia dal sapore piuttosto familiare e romantico che precede quella di tutto il villaggio, e che per 14 anni è rimasto l’unica dimora naturista del territorio. È nato negli anni ‘50, in tempi non sospetti e pre-libertinaggio, da due fratelli figli di viticoltori. Alla fine di una giornata di lavoro nella vigna in riva al mare di proprietà dei genitori, René e Paul Oltra erano andati a farsi un bagno nudi. Folgorati dalla vista di svariati bagnanti (tedeschi) nei medesimi costumi adamitici che si godevano il sole nelle loro terre, e motivati dalla crisi viticola in corso, hanno deciso di riconvertire l’attività di famiglia e nel 1954 hanno ottenuto l’autorizzazione per la creazione di un campeggio naturista, pur con scarso entusiasmo del Consiglio Comunale. Nel 1956 è nato così un “piccolo villaggio molto conviviale”, un “piccolo paradiso naturista” che si preparava ad accogliere sempre più entusiasti della nudità comune.

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I fratelli Paul e René Oltra nel 1975 – foto Hérault-Tribune

È tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 che, beneficiando di un piano per lo sviluppo della costa della Linguadoca e anticipando il boom del naturismo, i fratelli Oltra hanno gettato le basi del villaggio costruito, commissionando la costruzione della prima delle residenze naturiste con la contraddistintiva pianta ad anfiteatro e le strategiche facciate a 45° che permettono di accogliere il massimo della luce solare (e degli sguardi di quelli al piano di sopra). Quando siano sbarcati gli scambisti la storia ufficiale non lo narra, ma possiamo affermare che nel tempo la dimensione del villaggio è incrementata progressivamente, la convivialità anche, e che anche in questo paradiso a un certo punto qualcuno ha commesso peccato.

Il campeggio nel frattempo è passato sotto la gestione di 3 generazioni, si è modificato, spostato e ingrandito e ha collezionato stelle fino ad arrivare alle 4 di cui oggi fa orgogliosamente (e immeritatamente) sfoggio.

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Ingresso campeggio naturista René Oltra di Cap d’Agde

Vita da club – Polly Porket avventure scambiste

A Cap d’Agde il libertinaggio non è una ricreazione lasciata al caso ma un’offerta turistica confezionata per un target di clientela ben preciso: scambisti (coppie etero) e singoli (uomini etero) che (a caro prezzo) beneficiano dell’apertura dei primi. Il pacchetto include trasgressione ed esibizionismo q.b.

Il nostro avvicinamento al villaggio è stato segnato prima da un cartello che pubblicizzava un club libertin e poi da un castello gonfiabile bianco e rosa con la pubblicità di un sito per scambisti all’interno di un residence per sole coppie. Infine siamo stati scortati da anziane in reggicalze graziella-munite che pedalavano verso il campeggio.

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Castello gonfiabile degli scambisti

Lo scambismo è, dichiaratamente, l’attrazione (e il business) principale della Cap d’Agde naturista: i vari nightclub, bar e luoghi d’intrattenimento diurni o notturni esibiscono tariffari inequivocabili che prevedono un costo d’ingresso medio-alto per le coppie e uno alto/altissimo per i singoli e promettono divertimento libertino per tutti.

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Uno dei club libertini di Cap d’Agde

A scanso di equivoci, il villaggio ospita anche il club per scambisti più grande d’Europa, Le Glamour, che d’estate è aperto 7/7, propone eventi a tema tutte le sere ed è il place to be per chi non vuole perdersi il divertimento pomeridiano dell’estate: il mousse party delle 14:00, con tanto di DJ set, champagne shower, pool party e performance. Ironicamente (tristemente?) lo stesso passatempo, in versione per famiglie, viene proposto dal mini-club del campeggio, con cadenza settimanale, “per bambini e ragazzi” (come specificava il calendario delle attività).

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Vita da campeggio – Polly Porket avventure voyeuriste

Come avrete intuito, le 4 stelle del campeggio non hanno fatto presa su di noi, complice il fatto di non aver trovato due alberi sufficientemente vicini tra i quali poter appendere la nostra amaca da invidia e delimitare la nostra temporanea nicchia naturista. Nel nostro breve ma intenso trascorso di naturisti abbiamo visitato campeggi a 3 e 4 stelle e tutti erano più puliti, accoglienti, meglio organizzati e meno promiscui (e più naturisti) di questo.

Il campeggio Oltra si sviluppa su un terreno estremamente pianeggiante, ripartito regolarmente, sul quale le piazzole si susseguono ordinate una in fila all’altra ospitando tende, roulotte, camper e bungalow in modo casuale e misto.

All’interno non manca apparentemente niente e c’è un posto per tutti: c’è l’area per gli sportivi (con tanto di pista per skaters e bikers), quella per i bambini, quella per i cani e quella per i ricchi. Sì perché la parte più vicina alla spiaggia, quella più nuova, è riservata al “villaggio di lusso” con tanto di giardino mediterraneo con laghetto ornamentale e area spa, sauna e hammam, sul quale si affacciano cottage che vengono riforniti con bottiglia di champagne per addolcire l’arrivo dei naturisti col grano (e fargli dimenticare momentaneamente quanto gli è costata la Cap d’Agde Bene) (568€ a notte in alta stagione, per l’esattezza).

Il secondo giorno abbiamo craccato l’enigma e scoperto che nel campeggio governava il portafoglio-shaming: la qualità dei complessi bagni e docce migliorava man mano che ci si spostava verso la zona bene, e allora le nostre tappe di pulizia e igiene personale sono diventate dei tour alla ricerca della postazione più gradevole.

Ma torniamo alla vita nel campeggio.

Il naturista ingenuo potrebbe pensare che, di tutto il villaggio, il campeggio sia il porto sicuro in cui dimenticare i codici di abbigliamento e abbracciare la vita da giovani marmotte (nude), libere e inosservate. E invece no, neanche il campeggio è immune allo spirito malizioso che governa la Cap d’Agde ignuda e che non si manifesta solo sul finire della giornata, quando, retati di tutto punto, i turisti libertini lasciano le piazzole per incamminarsi o biciclettare verso i club.

Se quel campeggio potesse parlare! E infatti parla, o meglio ansima. Dall’imbrunire in avanti, gemiti femminili accuratamente modulati, perfezionati di performance in performance, si elevano dalle piazzole come segnali di fumo che a ritmi irregolari scandiscono la nottata dichiarando “qui campeggia una donna che gode”. Happy wife, happy life, come recitava la t-shirt sfoggiata orgogliosamente da un marito libertino durante un before party al Paralia beach club. L’esibizionismo è un settore competitivo.

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Before Party al Paralia beach club

Più trascorrevamo tempo dentro il campeggio (generalmente alla ricerca di bagni inesplorati), più notavamo dettagli che difficilmente si trovano in un campeggio naturista: perimetri di piazzole segnati da collezioni di zoccoli in legno con tacchi vertiginosi, esibiti con precisione uno di fianco all’altro; docce senza porta disposte strategicamente di fronte a file di specchi; una sorveglianza esagerata con ronde notturne continue; una sospetta quantità di campeggiatori singoli poco organizzati, attrezzati solo di tendina anteguerra e una sospetta quantità di auto di livello che difficilmente rientrano nella categoria “da campeggio” – Porsche, Maserati, Lamborghini eccetera (in un angolo remoto della nostra mente riecheggiava uno sciocco ritornello… Tutta la notte coca e mignotte).

Vita da spiaggia – Polly Porket avventure maialine

Arriviamo al punto cruciale: la chiacchierata spiaggia naturista di Cap d’Agde.

È qui che il naturista ingenuo viene colto da profondo disorientamento. La distesa di sabbia su cui si affaccia il villaggio è lunga ben 2 km e sapere in che tratto posizionarsi può essere cruciale per il senso che si vuole dare alla propria vacanza. La spiaggia è tacitamente suddivisa in tre parti che confermano le descrizioni che si trovano in diverse recensioni.

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Il primo accesso alla spiaggia arrivando dal campeggio porta a un tratto sospettosamente tranquillo e scarsamente popolato: pochi ombrelloni e sdraio con famiglie e coppie che si spargono più radi sulla destra, verso il villaggio costruito e fino al porto, e poco più raggruppati sulla sinistra fino al Paralia, beach club che dà il via alla serata con dj set e party pre-club (questo è anche l’unico tratto dove possono essere avvistate creature note come ‘bambini’). Da notare che la spiaggia del Paralia mette a disposizione lettini, ombrelloni, cocktails e un servizio di massaggio, NO SEXUAL, come ricordano i fogli aggiunti a mano onde evitare fraintendimenti.

Subito dopo il confine dei lettini del Paralia, il caos: una distesa di ombrelloni e teli mare che si rubano centimetri di sabbia e si rincorrono per centinaia di metri (l’ultimo tratto dovrebbe essere quello etichettato come “gay”, ma non abbiamo percepito una divisione netta). Benvenuti nella leggendaria Baie des Cochons, che letteralmente è la Baia dei Maiali, e non nel senso faunistico del termine. Noi la ricorderemo come Spermiopolis.

La Baie des cochons Cap d'Agde

La Baie des Cochons vista arrivando da dietro il Paralia

Prima di partire avevamo letto e ascoltato racconti di avventure sessuali consumate sulla spiaggia, ma mai ci saremmo immaginati di assistere a quello che abbiamo visto.

Siamo approdati in questa spiaggia in tarda mattinata, e anche se a quest’ora gli istinti libertini sono ancora assopiti e appagati dalla nottata mondana nei vari club, si possono già avvistare alcuni esemplari di cochons mattinieri che, pene in mano e asciugamano sotto il braccio, all’improvviso, e senza un apparente motivo, iniziano a trastullarsi, chi fronte mare, chi all’interno dei confini del proprio telo. Sotto gli ombrelloni gli sguardi rimbalzano con interesse da un telo all’altro e in mare iniziano ad arrivare non giovani corpi (di uomini) che si trascinano lentamente fino a quando l’acqua lambisce le cosce, per poi fermarsi e attendere.

Per capire cosa aspettano bisogna pazientare fino alle prime ore pomeridiane, quando il libertinaggio si manifesta in tutto il suo anarchico splendore. È a partire da queste ore calde che in acqua si creano bizzarri raggruppamenti di corpi umani. La dinamica si ripete sempre identica a intervalli irregolari per tutta la giornata: la prima persona a entrare in scena è una donna (mai troppo giovane) che si esibisce in una prestazione manuale o orale sul pene del proprio marito/accompagnatore/compagno di merende (eh). Destata così l’attenzione dei corpi pazienti in mezzo all’acqua, questi lentamente si dispongono in formazione circolare intorno alla coppia, previo permesso chiesto e ottenuto con dinamiche di sguardi e cenni di assenso.

Qualcuno parte dalla spiaggia chiamando qualche amico con cui condividere la visione. Tristemente gli italiani presenti erano ben manifesti e gagliardi nel buttarsi nel parapiglia generale. Visto dalla spiaggia, quello che si crea è un muro di sederi tremolanti, gomiti che si spostano ritmicamente avanti e indietro su un asse orizzontale e colli che si allungano e torcono peggio che a un compito in classe delle medie per assicurarsi la visione completa dello spettacolo.

Per gli amanti dei tecnicismi, questa pratica prende il nome di bukkake, come i noodles giapponesi sui quali si aggiunge il brodo, solo che qua l’ingrediente segreto è secreto dal corpo e direzionato verso la donna-bersaglio posizionata al centro, pietanza da consumare con gli occhi e condividere con i commensali presenti a quel banchetto lussurioso che lascerà tutti (tranne una) a bocca asciutta.

Nel frattempo, tra i teli sulla spiaggia altre mani e altre bocche raggrinzite si tengono impegnate su altri peni. Qualche coppia più audace tenta un rapporto penetrativo di tanto in tanto, sperando di conquistare l’attenzione dei cochons voyeur che, puntuali e proattivi, rispondono al richiamo e si avvicinano discretamente, lancia in resta.

Per quanto l’immaginario che ispira i siparietti lussuriosi di Cap peschi a mani basse dal porno mainstream di bassa lega e oserei dire con tag Granny, se vi state immaginando una vivace orgia baciata dal sole siete fuori strada. È più simile a una scena porno raccontata da Flash, il bradipo di Zootropolis.

L’azione si protrae stanca e trascinata tra sguardi circospetti che provano a fingere noncuranza: le mani si allungano sui genitali incerte come quelle tremolanti di un anziano diabetico che prova a rubare le caramelle e i corpi si arricciano su loro stessi per raggiungere con le bocche i peni (che, se fossero calippi, andrebbero sprecati sciolti sulla sabbia per la lentezza con cui vengono assaggiati).

Tutto è perennemente accompagnato da dinamiche di sguardi: gli attanti si guardano intorno per verificare l’indice di gradimento del pubblico non pagante e assicurarsi che la performance non vada sprecata passando inosservata (sì perché il fine non è il piacere ma l’esibizionismo e la trasgressione) e gli spettatori attivano lo sguardo periferico per accertarsi di non starsi perdendo uno spettacolo fuori programma più interessante.

Una parte di spettacolo è riservata a un pubblico più selezionato e va in scena tra le dune alle spalle della spiaggia, appena oltre il cartello “Riserva naturale. Ingresso vietato. Multa di 180€”. Libertini birichini. È sul perimetro della riserva, nei tratti dove si interrompe la staccionata in legno, che nel pomeriggio entrano in servizio spontaneo e volontario strani figuri nudi con cappellino e marsupio che sostano con occhi furtivi che apparentemente scrutano il nulla ma più verosimilmente controllano la situa e gli accessi (vietati) oltre le dune per aggiungersi ad eventuali giochi sessuali nelle retrovie. Li ricorderemo come “i guardiapacco”. 

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L’esibizionismo detta anche la moda mare naturista di Cap d’Agde che, in contrapposizione alla filosofia naturista, snobba la nudità integrale e naturale e predilige agghindamenti tattici e vistosi per il corpo: i must have sono cock ring e gabbie in metallo per i pene-dotati e zoccoli di legno, gonnellini sbrilluccicosi, catene e catenine per adornare i fianchi e ogni sorta di rete fasciante vedo-non vedo-vedo per le vulva-munite. Dove non arriva l’accessorio strategico arriva la chirurgica estetica: sulla spiaggia naturista di Cap sembra di essere a un raduno di seni rifatti (o alla sagra delle cassatelle di sant’Agata).

In ogni altra oasi naturista i corpi umani sono solo corpi con dentro persone con dentro storie; corpi che si spogliano degli indumenti, delle etichette e degli accessori da cui ci lasciamo definire e raccontare nelle diverse occasioni sociali della vita pubblica e che si muovono liberi nella natura. A Cap d’Agde i corpi sono generatori di energia erotica da esibire e adornare con orpelli che comunicano desiderio di trasgressione e di visibilità, e tutti tendono a un ideale di bellezza plasmato dal porno: addominali e pene in tiro per lui, seni prorompenti e vulve glabre per lei.

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Negozio tipico del centro commerciale del villaggio naturista di Cap d’Agde

Per quanto riguarda l’età dei villeggianti, quella dichiarata (da recensioni varie) va dai 35 in su, quella percepita (da noi) si aggira intorno a quella del nonno di Heidi e non a caso i dispenser dei supermarket del villaggio e di Cap d’Agde abbondano di pillole blu e aiutini per l’erezione.

È come se avessero dato la libera uscita dalla Casa di Riposo e i vecchi cochons si fossero fiondati a Cap.

Vita al limite – Polly Porket avventure proibite

Davanti a cotanto proliferare di atteggiamenti erotici, sessualizzati e sessuali viene naturale chiedersi se tutto questo sia previsto o regolamentato o accettato o legale: ricordiamoci che su tutta la spiaggia del Campeggio René Otra possono circolare (e ci sono) anche bambini e adolescenti con le famiglie.

La risposta ci si è palesata scritta su un cartello affisso in uno degli accessi pedonali al villaggio, che ricordava che tutte le attività sessuali in luogo pubblico sono sanzionabili con un anno di galera e 15.000 € di multa.

Come se non bastasse, il regolamento interno al campeggio, scritto sul retro di ogni fattura consegnata a ogni campeggiatore pagante, specifica che “naturismo non significa esibizionismo”.

Inutile dire che durante la nostra permanenza qui non abbiamo assistito a nessun nudista in manette, se non per sua propria volontà e portato al guinzaglio da una dominatrix o presunta tale.

Eppure i conti non tornano, perché il villaggio potrà anche lesinare sulla cura dei dettagli, sullo stile degli spazi costruiti e sulla pulizia del campeggio, ma di certo non lesina sulla (apparente) sicurezza: in sette giorni di vacanza abbiamo scambiato sguardi e saluti con guardie all’ingresso del villaggio, guardie all’ingresso del campeggio, guardie agli accessi alla spiaggia, guardie itineranti all’interno del campeggio 24/24 e omini delle stazioni di pronto soccorso che, dall’alto della loro postazione e armati di binocoli, monitorano il gran da fare che si danno i cochons nella loro Baie.

A quanto pare quello dei cochons è un turismo troppo remunerativo per scomodare anche solo un elemento del cordone di sicurezza onniveggente della Cap d’Agde naturista e libertina.

Tiriamo le somme: libertà o libertinage?

Ma se neanche la sicurezza si preoccupa di quello che succede nel recinto naturista, perché dovremmo preoccuparcene noi? E perché improvvisamente suoniamo così scandalizzati e puritani?

Per quanto non ci sentiamo affini al mondo dello scambismo e dell’esibizionismo in chiave fetish, sappiamo (e predichiamo) che ognuno dovrebbe essere libero di vivere ed esplorare la sessualità nel modo che più gli piace, nei limiti del rispetto per chi gli sta intorno e sempre previo consenso delle persone con cui interagisce. Trasgressione, esibizionismo e voyeurismo sono sicuramente opzioni sul menù erotico-sessuale che possono insaporire la vita di chi lo desidera e che non dovrebbe essere giudicato per questo.

I club e le varie location di intrattenimento del villaggio marchiati per scambisti (o libertins) sono spazi chiusi dichiarati in cui le persone che condividono un certo stile di vita sessuale non convenzionale possono incontrarsi e interagire.

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Club SM – BDSM ClairObscur

Ma a Cap le peripezie libertine non rimangono confinate dentro questi “porti sicuri della sessualità alternativa” e tutto quello che succede al di fuori condiziona inevitabilmente le giornate di chi non ricerca questo tipo di esperienze.

Le nostre scorribande nel lato naturista del mondo sono dei momenti di evasione da codici e ideali estetici che regolano le situazioni sociali della vita performativa e artificiosa di tutti i giorni e un modo per abbracciare la libertà e stringere un’alleanza più stretta, onesta e meno filtrata con il mondo naturale. Sopra tutto, è proprio il senso di libertà che ne deriva e che si converte in benessere personale che andiamo ricercando. 

Ma il libertinaggio che impera a Cap è stato un limite alla nostra libertà.

Raramente durante questa vacanza ci siamo sentiti liberi o inosservati o a nostro agio. Più che altro ci siamo guardati intorno.

E si tratta di un libertinaggio profondamente eterosessista che reitera una visione maschilista del sesso dove la donna è un oggetto sessuale che esiste per soddisfare il piacere dell’uomo (prima del “proprio” e poi di quello subito dopo che si accoda sperando nella benevolenza della donna altrui e di quello dopo e di quello dopo…).

[Viene da chiedersi anche che posto occupi la sicurezza sul piano sessuale, ma immagino che questa venga lasciata alla responsabilità e al buon senso di ogni singola persona.]

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Souvenir da Cap d’Agde: saponi a forma di pene

Questa valutazione non arriva da un giudizio ma da una constatazione che trova corrispondenza nei vari video porno disseminati nei tube (ahimè sono veri), nei racconti postati a imperitura memoria delle proprie avventure libertine da membri di forum di discussione e anche, purtroppo, in un podcast attendibile quanto nauseabondo condotto da un “singolo” che si propone di rappresentare la comunità di italiani a Cap d’Agde attraverso la narrazione delle proprie gesta sessuali.

Spoiler: preparatevi a far violare le vostre orecchie dalla voce (modificata) del maschio etero-machista-sessista (cochon) che non vede oltre il buco dentro cui si pertugia e beneficia della disponibilità delle coquines (troiette, sgualdrine) che gli fanno posto dentro di loro senza curarsi di sapere che faccia abbiano ma arrogandosi il diritto di giudicarle e discriminarle per forma fisica, flessuosità e età presunta.

A prescindere dalla discutibilità di singoli esemplari che non possono essere rappresentativi di tutti i turisti che fanno di Cap d’Agde la meta delle loro vacanze, quelle che di fatto ci hanno fatto puntare il dito su questo villaggio in stile paladini del naturismo sono la voluta mancanza di chiarezza e promiscuità. Nonostante il villaggio sia costellato da insegne, messaggi pubblicitari e immagini che fanno riferimento al libertinaggio e si rivolgono palesemente agli scambisti, tutta la comunicazione ufficiale si prodiga per mantenere una facciata di rigore naturista e sbandierare principi etici e morali. Quelli che hanno pesato sul nostro portafoglio non sono i 250 euro di soggiorno ma i 17 euro di “Licenza naturista” senza la quale non saremmo stati accettati nel campeggio. Licenza che difende e sostiene la sana pratica del naturismo. Peccato che quello che succede oltre il perimetro recintato del villaggio non abbia nulla a che fare con il naturismo ma piuttosto con la nudità funzionale alla pratica di voyeurismo, esibizionismo e libertinaggio.

Consigli per gli acquisti Cap d’Agde

Se ricercate la trasgressione, praticate lo scambismo e l’idea di rimanere nudi in pubblico sotto la luce del sole non vi turba, allora Cap d’Agde è il vostro parco divertimenti a cielo aperto.

Se cercate una meta naturista e l’idea di essere soppesati come prede sessuali da ogni sguardo che incrociate non vi entusiasma, girate al largo: Cap d’Agde NON è un posto per la pratica del naturismo, come provano a sostenere ancora troppe recensioni.

Che Cap d’Agde non ci abbia entusiasmati credo si sia capito. Diciamo che se Le Sex en Rose è il nostro viaggio alla ricerca del piacere, Cap d’Agde è stato un brusco deragliamento. 

Ma non vogliamo congedarci lasciandovi un retrogusto di amarezza e un brutto ricordo, quindi chiudiamo con quello che salviamo di questa tappa:
la sabbia (fine e dorata) ma non l’acqua del mare (fredda, freddissima, ma non abbastanza da spegnere i bollenti spiriti dei cochons); le cozze fresche preparate ogni sera nel campeggio, deragliamento volontario e consapevole dalla dieta vegana; le nostre cene in spiaggia a lume di candela, costante romantica delle vacanze da campeggiatori; il luna park della Cap d’Agde “tessile” (non naturista), con una casa degli specchi che Stranger Things 3 levati.

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Au revoir!


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